Care sorelle, cari fratelli

Noi siamo il sale della terra e la luce del mondo, perché Gesù ci rende tali, donandoci il suo sapore e la sua luce, immettendoli in noi affinché possiamo trasmetterli al mondo.

Ma cosa sono questo sapore e questa luce che Gesù ci dona, che ci rendono sale e luce per gli altri?

Sono l’amore di Dio che si fa amore per l’uomo. Sono l’amore che per primo Gesù ha vissuto, donato, incarnato e acceso nel mondo affinché si propagasse in noi e attraverso di noi. E diventasse così un incendio di luce e di sapore, un incendio di amore e di senso e pienezza di vita. Sono l’amore di Dio e del prossimo che in Gesù diventano una cosa sola; come le due braccia della croce, quella verticale e quella orizzontale, si incrociano e si uniscono in un solo amore, in un solo dono, con due facce, due dimensioni, che si rimandano l’una all’altra, si realizzano l’una nell’altra, l’una con l’altra. Quando amo veramente Dio amo anche i miei fratelli in Lui e per mezzo di Lui. E quando amo veramente i miei fratelli amo Dio in loro e per mezzo di loro.

Questo amore però ha un sapore che non deve perdere, che va custodito, e questo sapore è la sua forma. “Amatevi l’un l’altro come io vi ho amati”. E come ci ha amati Gesù? Ha dato se stesso per noi offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore (Ef 5,1). È la forma della consegna di sé. L’amore ha sapore, ha senso e dà senso, quando è consegna di sé, dono di sé, quando è gratuito, e quindi costa, perché è rinuncia a se stessi, è sangue versato, è corpo spezzato, è rinuncia ad ogni ritorno, ad ogni risultato, ad ogni ricompensa e gratificazione. Se non quella di amare per amare, amare offrendosi totalmente a Dio. E non c’è ricompensa più grande di questa, dell’amore come solo scopo, frutto e godimento di esso.

Perciò la forma dell’amore, che gli dà il suo sapore, è la croce. Quando l’amore non è in qualche modo crocifisso, diventa scialbo, perde il suo sapore, che è quello della salvezza, della liberazione dalla prigionia dell’io, il sapore della pienezza di vita che Dio dona solo quando si accetta di perderla per donarla. Nelle piccole cose, gesti, occasioni, di ogni giorno, e non solo quando si fa la professione, ma quando appunto la si vive nel reale che è quotidiano, concreto, faticoso, difficile. Ma reso buono e saporito da questo amore, da questa consegna, da questo donarsi a Dio e ai fratelli, alle sorelle, in un unico slancio e dono di sé.

Ma l’amore ha anche una luce, cioè un’energia irradiante che lo apre fuori di sé, un dinamismo comunicativo che manifesta la potenza dello Spirito. Perché l’amore è condivisione, apertura, accoglienza, vera, viva, concreta, dell’altro, dell’affamato, del misero, del nudo, dell’afflitto. Se gli aprirai il tuo cuore, se lo accoglierai, se lo soccorrerai, allora la tua luce brillerà tra le tenebre, e sarà come il meriggio, ci ha detto il profeta Isaia nella 1° lettura. Allora intorno a te vedranno le opere buone che il Signore compie in noi e attraverso di noi, e renderanno gloria al Padre buono, il solo buono e fonte di ogni bontà. L’amore è potenza di vita, di condivisione, di comunione, è luce che fa vedere Dio negli altri e gli altri in Dio, luce che fa vedere la sorgente di ogni bene, di ogni dono, di ogni amore, che è il Padre buono che è nei cieli.

Allora quando siamo al buio, quando ci pare di camminare nelle tenebre, e non vediamo più nulla, attingiamo questa potenza dello Spirito alle fonti della salvezza, al costato trafitto di Cristo, al torrente di delizie della sua Parola, e apriamo il nostro cuore ai fratelli e alle sorelle accanto a noi, alle loro miserie e alle loro afflizioni, ai loro desideri, alle loro fami e seti, e alle loro ferite, per soccorrerli, per condividere, per lasciar brillare e scorrere la luce del suo amore in mezzo a noi e tra di noi.

Il sale e la luce che Dio ci dona di essere per il mondo, sono Gesù Cristo crocifisso e la potenza del suo Spirito, sui quali soltanto possiamo fondare la nostra vita e la nostra speranza. Che ogni nostra giornata, ogni nostro pensiero, sentimento, gesto, abbia sempre di più il sapore di Cristo crocifisso, cioè la forma del suo amore, e la luce della potenza di apertura del cuore e di condivisione dello Spirito. Lasciamoci rendere sempre più sale saporito dalla croce di Cristo, e luce irradiante dalla potenza del suo Spirito di amore. Amen

Fr. Benedetto Doni

 

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