Mors et Vita duello conflixere mirando … Morte e vita si affrontano in un prodigioso duello anche nel vangelo di oggi, così come nella storia del mondo e nella nostra vita personale.

Da un lato c’è un quadro di morte, in cui si parla di 7 fratelli che muoiono uno dopo l’altro nel disperato tentativo di avere una discendenza che non arriva, e alla fine muore anche la donna usata quasi come una macchina da riproduzione inefficace e quindi inutile.

Dall’altro lato Gesù presenta un quadro di vita, in cui si parla di figli della risurrezione, e quindi figli di Dio e non del mondo, uguali agli angeli, che risorgono perché vivono per Dio, per mezzo di Dio, da Lui ricevono la vita e a Lui la riaffidano per riceverla sempre di nuovo.

Nel primo quadro domina la morte (muore il primo fratello, poi gli altri 6, poi anche la donna, e la vita non continua neppure nella discendenza che si fa di tutto per avere ma non arriva …). Accanto alla morte, domina il “prendere” e il “possedere”, tutti prendono la donna come moglie, la possiedono, e l’apparente problema finale sembra essere un problema di proprietà: la donna di chi sarà moglie se tutti e 7 l’hanno avuta e posseduta come moglie? Qui la vita pare essere solo oggetto di possesso e di riproduzione: infatti lo scopo di questa storia di possesso sistematico (che assomiglia a una storia di violenza sulla donna, uno dopo l’altro …) è produrre una discendenza perché la vita continui sulla terra, nella dimensione terrena, dove le persone sono solo mezzi senza nome, senza relazione, usati e poi scartati.

Pensiamoci bene: non è questa una profonda radiografia del mondo, forse di sempre, ma più in particolare di oggi? Prendere, possedere, usare, le persone e le cose, per produrre una vita terrena che non arriva, perché in questo modo, con questo atteggiamento, con questo sistema, arriva solo la morte e sempre più morte? l’umanità ha deciso per la morte … dice l’ultimo messaggio di Medjugorje del 25 ottobre scorso …

E questa mentalità aziendale, di strumentalizzare persone e cose per produrre profitto, risultati, scopi terreni, prendendo e possedendo, usando e sfruttando, per poi gettar via quando non serve più a niente, quando è inutile, rischia di invadere, di contaminare, tutti e tutto, anche la Chiesa, e anche i monasteri se non stiamo attenti … Questa mentalità dell’efficienza, dei risultati, dello strumentalizzare, non produce che morte e sempre più morte

Ma accanto e di fronte a questo fosco quadro di morte, Gesù contrappone un quadro in cui scorre e si genera vita, in cui tutti sono figli della vita, figli della risurrezione, figli di Dio e non del mondo, figli che ricevono la vita e tutto come dono, che non la prendono e la possiedono come proprietà, ma l’accolgono e la offrono come dono … come i 7 fratelli della 1° lettura che per fede, per fedeltà, offrono la vita a Dio, dal quale l’hanno ricevuta e dal quale sperano e confidano di riceverla ancora …

Al centro di questo quadro di vita c’è Dio, il Dio dei viventi, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri, il Dio fedele, che mantiene viva la sua relazione con noi, e per questo ci tiene in vita, ci fa vivere in Lui, per Lui, per mezzo di Lui. Dio è fonte inesauribile di vita, perché è fonte inesauribile di relazione, di dono, di perdono, e in questa relazione di dono nasce sempre di nuovo la vita, si moltiplica e si irradia, si rinnova e risorge senza fine.

Anche nella 2° lettura Dio si rivela come il Dio fedele che ama e consola, che conforta e conferma, che libera dalle forze di morte e custodisce dal maligno, perché la grazia e la speranza generino opere e parole di bene, e la sua parola vivificante corra e tocchi i cuori, li converta alla vita e gli faccia incontrare il suo amore paziente e fedele, eterno e vivificante.

Dio, il Dio dei viventi, ha vinto la morte, vince la morte … se lo rimettiamo al centro di tutto, come fonte di dono, di grazia, di vita, da accogliere con gratitudine e donare con gratuità … dice ancora l’ultimo messaggio di Medjugorje di pochi giorni fa: senza Dio non avete futuro … siate strumenti d’amore per tutti coloro che non hanno conosciuto il Dio d’amore … Testimoniate con gioia la vostra fede e non perdete la speranza nel cambiamento del cuore umano. Amen

Fr. Benedetto Doni

 

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