Omelia di Fr. Benedetto Doni – 30.a Domenica del T.O. – C

Care sorelle, cari fratelli

Noi tutti cerchiamo il Signore, cerchiamo la sua vicinanza, cerchiamo di vivere un rapporto con Lui che sia bello, profondo, autentico, ma soprattutto che sia efficace, trasformante, desideriamo che lui intervenga e agisca in noi, che ci renda più santi, più conformi alla sua volontà, più giusti, anzi più giustificati, cioè resi più corrispondenti al suo disegno di amore su di noi.

Ma spesso siamo un po’ frustrati, rimaniamo uguali, se non peggiori, ci sembra di inciampare sempre negli stessi nostri limiti, il Signore ci pare un po’ lontano e il nostro rapporto con Lui sembra essere un po’ inconcludente, un po’ bloccato, un po’ superficiale, sterile …

Che cosa possiamo fare per sbloccarlo?

Gesù nel vangelo di oggi ci indica la strada, il modo, per sbloccare il nostro rapporto con Dio.

Quando un recipiente è troppo pieno, non c’entra più nulla, tutto scivola e si perde, niente può penetrarci. Il fariseo della parabola di Gesù è pieno di sé, delle sue opere, dei suoi pensieri, del suo sentirsi giusto e del suo disprezzo per gli altri, e allora l’amore di Dio, la sua grazia, la sua misericordia, non può entrarci.

Il pubblicano invece è povero, umile, è vuoto di sé e fiducioso solo in Dio, per questo è aperto a Lui, al suo amore e alla sua grazia, che può entrare in Lui e giustificarlo, renderlo giusto, renderlo conforme, corrispondente, al volere di Dio, al suo progetto, che vuole farne un peccatore perdonato, un figlio ritrovato e amato gratuitamente, non per i suoi meriti, ma per la sua misericordia che si può accogliere solo con l’umiltà e la fiducia.

La strada per sbloccare il nostro rapporto con Dio è l’umiltà, che è fare la verità, mostrarci per quello che siamo, sentirci come gli altri, solidali col peccato e le miserie degli altri, non superiori e migliori, senza fare confronti ma guardandosi e lasciandosi guardare per quello che si è, guardando Dio dal basso, a distanza, non dall’alto delle nostre opere e della nostra intima presunzione di essere giusti, che ci fa disprezzare gli altri e ci chiude così a Dio, al suo amore, alla sua grazia trasformante e giustificante.

La preghiera del povero, dell’umile, attraversa e supera tutte le nubi che ci bloccano nel nostro rapporto con Dio e con gli altri, le nubi dell’orgoglio, della vanagloria, del disprezzo degli altri. E si apre al farsi vicino di Dio a chi ha il cuore spezzato, affranto, umiliato.

La preghiera dell’umile si riempie di fiducia e di abbandono in Dio, come quella di Paolo che si versa in offerta di lode al Signore che lo ha sostenuto, liberato e che porta a compimento la Sua opera in Lui.

Che il Signore ci doni di sbloccare il nostro rapporto con Lui ritrovando ogni giorno la strada dell’umiltà e della fiducia che si apre al suo dono e si lascia trasformare da Lui, rendendoci sempre più figli amati, peccatori perdonati e giustificati, fratelli solidali con tutti. Amen

Fr. Benedetto Doni