Care sorelle, cari fratelli
Anche pregare stanca, e così ci si stanca di pregare, lo sa bene Gesù, che vede i suoi apostoli addormentarsi perfino nei momenti cruciali del Tabor e ancor più del Getsemani.
Per questo stamani ci racconta una parabola, una storiella, per farci capire la necessità di pregare, “senza stancarsi mai” di pregare: se perfino questo giudice malvagio fa giustizia a questa vedova per la sua insistenza, quanto più Dio ci farà giustizia prontamente se sapremo perseverare nella preghiera?
Ma noi sappiamo perseverare nella preghiera? E come si fa a perseverare nella preghiera, senza stancarci mai?
Prima di tutto bisogna aver chiaro lo scopo della preghiera, che in questo brano è ottenere giustizia, che si faccia giustizia, che Dio ci faccia giustizia (questo termine ritorna 4 volte in questo breve brano, 2 volte nella parabola e 2 volte nella spiegazione) … contro il nostro avversario che non può essere che uno solo, l’avversario stesso di Dio e della sua giustizia.
La giustizia nella Sacra Scrittura è una corrispondenza tra la realtà e il progetto di Dio, fare giustizia è far corrispondere la realtà al disegno di Dio, rendere la realtà sempre più conforme al volere di Dio, al desiderio di Dio, far avvicinare sempre di più realtà e progetto. L’avversario fa il contrario: allontana realtà e progetto divino, divide, distrugge …
Ma noi chiediamo questa “giustizia”, questa “corrispondenza”? Se chiediamo altro, cioè di far corrispondere la realtà non al suo, ma al nostro progetto e desiderio, allora siamo fritti, perché la preghiera ci delude, ci stanca, ci pesa, la abbandoniamo, abbandoniamo la preghiera (anche se continuiamo a dire un po’ di preghiere, ma la abbandoniamo col cuore) invece di abbandonarci in essa a Dio e al suo volere.
Perché la questione di fondo ce la svela Gesù stesso: Dio è pronto a far giustizia, a lavorare, agire, spingere, perché la realtà corrisponda sempre più al suo progetto, che è un progetto di vita, di bene, di amore, di salvezza. Ma noi abbiamo fede? Fede in Lui e nel suo progetto? Lo conosciamo? Lo desideriamo, lo amiamo, ci fidiamo? Abbiamo fede nell’efficacia della sua grazia, del suo dono, del suo Spirito? Per questo Gesù conclude: il Padre non vede l’ora di donare la sua giustizia, ma troverà in noi la fede per accoglierla, e quindi per chiederla? perché Sant’Agostino ci ha spiegato bene che la preghiera non cambia Dio, ma noi, non apre il cuore di Dio ma il nostro a ricevere il suo dono, quindi per accoglierlo bisogna chiederlo, e fortemente, e senza stancarci, come tutti i malati guariti e salvati da Gesù, anzi dalla loro fede, attraverso la loro fede. Ma il Figlio dell’uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?
Non si sa, nessuno lo sa, diciamo che non è sicuro, non è scontato, certo le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa, ce l’ha assicurato Gesù, ma un giorno potrebbe succedere che resta solo la Chiesa del cielo, dei santi, mentre sulla terra potrebbe anche spegnersi la fiammella della fede che è il cuore della Chiesa … per questo sorelle, la vocazione e la missione che Dio ci ha donato, è molto preziosa ai suoi occhi, perché non ha altro scopo se non di combattere per tenere accesa questa fiammella, per alimentarla, ravvivarla, e per proteggerla dalle ventate che vorrebbero spegnerla, e che soffiano sempre più forte fuori e dentro di noi … qualcuno deve avergli lasciato porte e finestre troppo aperte … per favore, chiudiamole, rifiutiamo, respingiamo, la tentazione più grande, più forte, che è la tentazione contro la fede, contro il fidarsi, di Dio e della sua volontà d’amore … restiamo affidati, abbandonati, a Lui, in Lui …
Dobbiamo però umilmente riconoscere che a volte, e forse spesso, non ce la facciamo, a pregare senza stancarci mai, a restare aperti alla grazia, a perseverare nella fede, affidati al suo amore, abbandonati al suo mistero … invece di abbandonarci a Dio, abbandoniamo la preghiera, lo spirito di preghiera e di fede, ci allontaniamo, ci dissipiamo, ci lasciamo distrarre, ci lasciamo togliere la cosa più preziosa … ci cadono le braccia, come a Mosè, ci cade cioè lo slancio del cuore, l’obbedienza della volontà, l’apertura della mente
Allora cosa possiamo fare? Quello che fa Mosè, che si sedette su una pietra. Cos’è questa pietra che sostiene chi prega, mi sono chiesto? Forse è quella che ci dice la 2° lettura: la Parola di Dio ricevuta da chi ce l’ha insegnata e dalle sacre Scritture, in cui rimanere saldo, in cui credere fermamente. Perché la Scrittura ispirata da Dio ci istruisce per la salvezza, ci educa, ci forma, alimenta e sostiene la nostra fede e quindi la nostra preghiera.
Sediamoci anche noi, appoggiamoci, fondiamoci, sulla Parola di Dio, non sui noi stessi, sui nostri pensieri, ragionamenti, sentimenti …
E chi è che mette la pietra sotto Mosè perché ci si possa sedere? Aronne e Cur, suoi fratelli, che poi gli sostengono le braccia … sono le sorelle, le madri, gli altri, la Chiesa, che ci trasmettono e ci testimoniano la Parola di Dio e ci sostengono nel nostro fondarci e appoggiarci su di essa con la fede,
Quindi oggi il Signore ci chiama a sedere, appoggiarci, fondarci sulla sua Parola (è questa la fede, amen!) e a sostenerci a vicenda nella grande e ardua missione di tenere viva la fede sulla terra e di pregare senza mai stancarci, perché la realtà del mondo, della storia e della nostra vita, possa corrispondere sempre di più al progetto d’amore di salvezza di Dio per noi. Amen
Fr. Benedetto Doni

