Care sorelle, cari fratelli,
la notte è avanzata e il giorno è vicino.
Il tempo dell’avvento ci colloca in questo momento in cui le tenebre stanno per cedere il posto ai primi bagliori dell’alba che annunciano la venuta del giorno, della luce, della salvezza, ed è il momento preferito dai monaci di tutti i tempi.
E qual è la cosa più importante da fare in questo momento, nel cuore e sul finire della notte?
È svegliarsi, per essere desti e pronti a salutare la luce che sorge, per accoglierla e gustarla, per gioirne. Per questo oggi la liturgia ci esorta ad assumere e intensificare l’atteggiamento della vigilanza, del vegliare, per attendere il Signore che viene, che passa, che ci visita … sempre di sorpresa, sempre all’improvviso, sempre quando meno ce lo aspettiamo e come meno ce lo aspettiamo.
Vegliare vuol dire prima di tutto essere attenti, per accorgersi di ciò che accade e del suo senso, per accorgersi dei passaggi del Signore nella nostra vita. Ai giorni di Noé “non si accorsero di nulla”, dice Gesù nel vangelo di oggi: e ai nostri giorni? Sapremo accorgerci di Lui? La preghiera è attenzione profonda a Dio e ai fratelli, è saperLo riconoscere e rispondergli nella vita, con la vita. Perché il Signore passa, ci chiama, ci crea e ci offre delle occasioni … e l’Avvento è celebrazione prima di tutto di queste occasioni che ci dona, di questo suo venire, di questo suo “avvenire” nelle nostre vite, e quindi del nostro attenderlo vigilanti e del nostro accoglierlo gioiosi. La prima venuta del Signore nella carne nutre la nostra fede e la nostra lode, l’ultima venuta, la terza, quella finale, gloriosa, nutre la nostra speranza e il nostro desiderio, ma la seconda venuta, quella intermedia, nell’umiltà e nella banalità del nostro presente e del nostro quotidiano, nutre, dona e chiede il nostro amore e la nostra vigilanza.
Ma come accogliere il Signore che viene? Dove accoglierlo? Tutti i modi e tutti i momenti sono buoni, possono diventare occasione, kairos, tempo opportuno, di incontro e di relazione con Lui. Basta gettare via le opere delle tenebre, della menzogna, dell’impurità, degli eccessi, della gelosia litigiosa, per indossare le armi della luce, che sono l’umiltà, la sincerità e la semplicità di cuore, rivestendoci di Cristo e dei suoi sentimenti.
C’è però un luogo e un modo privilegiato per riconoscere e accogliere il Signore che viene: sul monte, camminando e salendo sul monte incontro a Lui. La prima lettura e tutta la liturgia di oggi ci invitano ad andare, camminare, salire, innalzarci incontro al Signore che scende e si abbassa verso di noi, per incontrarlo.
Allora dalle bassezze e dai bassifondi delle nostre preoccupazioni, agitazioni, insoddisfazioni, turbamenti, attaccamenti … molto terreni ed umani, che ci paralizzano e ci impantanano, il Signore ci invita a sbloccarci, a smuoverci, a metterci in cammino, e soprattutto a salire, ad elevarci e innalzarci verso di Lui, verso il suo monte. E cosa succede sul monte?
Prima di tutto sul monte si riceve la sua Parola, ci vengono rivelate ed insegnate le sue vie, la sua legge di libertà e di amore, come sul Sinai. L’avvento è invito a dedicarci di più a meditare la sua Parola
Sul monte si incontra il Signore, nel silenzio del vento sottile del suo Spirito, del suo soffio d’amore, come Elia sull’Oreb. L’avvento ci invita a vivere di più il silenzio docile dell’ascolto e dell’attesa.
Sul monte siamo trasfigurati con Lui nella luce del suo apparire, del suo “avvenire”, del suo manifestarsi agli occhi del nostro cuore. L’avvento ci invita ad adorare e contemplare il mistero di Cristo che viene.
Ma soprattutto sul monte avviene la grande trasformazione: le spade diventeranno aratri, e le lance falci, cesserà l’arte e l’abitudine della guerra, e si imparerà finalmente la pace. Su quale monte avverrà questo? Sul monte della croce, sul Golgota delle nostre ferite guarite dal suo amore, mettendo a contatto col suo dolore d’amore che distrugge in se stesso l’inimicizia (ogni inimicizia!) il nostro dolore dovuto al peccato, al male, che ci rende cattivi, cioè prigionieri, dell’inimicizia, verso gli altri, verso Dio e perfino verso noi stessi.
Camminiamo dunque nella luce del Signore, andiamo incontro a Lui, saliamo sul suo santo monte, per ricevere sempre di nuovo il dono della vigilanza e della pace. Amen
Fr. Benedetto Doni

