Quale mercante (di allora e di oggi) si sarebbe mai comportato nel modo in cui si comporta il mercante del Vangelo? Non sarebbe un po’ più prudente? Non farebbe qualche calcolo in più? Il mercante del Vangelo di oggi, più che un mercante, sembra un innamorato: si comporta più da innamorato che non da mercante: è animato da un entusiasmo che lo porta a vendere tutto per trovare la perla preziosa cercata da tempo. Lui è un mercante di perle preziose, è un cercatore, se ne intende e questa è la perla più preziosa, il frutto di una ricerca di una vita; è un’entusiasta, ma non ha agito d’impulso, ha cercato bene: quella perla, non altre. Stessa cosa vale per i pesci: non tutti – anche se l’immagine della rete piena è bella e poi al mercato fai un figurone –, solo quelli buoni perché alcuni, lo sappiamo, sono anche tossici.
Ma il regno dei cieli si presenta anche come un tesoro non cercato, ma trovato e una volta trovato, in grado di dare una gioia duratura ed indicibile, tanto da cambiare la propria vita, una gioia che, quando è vera e piena, dice la tradizione ebraica chassidica, rallegra noi e rallegra Dio.
Era una prassi abbastanza frequente nel contesto storico-geografico della Bibbia, quella di trovare un tesoro sepolto, era la forma più semplice di custodire le proprie ricchezze: qui, tuttavia, non si vuole valutare il comportamento del contadino che trova una cosa non sua. Il diritto romano disciplinava bene il caso del tesoro che ha un proprietario, non è una cosa abbandonata o di nessuno; il nostro contadino per ‘mettersi in regola’, lo trova, ma non dice di averlo trovato, lo nasconde ancora e compra il campo.
Qui, tuttavia non si ragiona col metro del diritto romano, ma, con lo stile della parabola, si vuole sottolineare la sua gioia nel trovare quel tesoro, il desiderio di volerlo tutto per sé, occasione unica per la vita. Chi ascolta la parabola sa che non si sta parlando di questioni patrimoniali, ma sa che quel tesoro è il Regno dei cieli e per averlo si farebbe di tutto.
Che cosa accomuna il mercante e l’agricoltore? Il fatto che, seppure da itinerari diversi, la loro strada prende una svolta (cercata o non cercata), definitiva, irreversibile, perché piena di senso. Le pennellate con cui sono dipinte queste figure sono volutamente forti, a tratti esagerate, ma determinante è la gioia che li muove una volta scoperta la perla, il tesoro.
Il mercante che trova la perla vende il tanto che ha, l’agricoltore vende il poco che possiede (che per lui è tutto), ma entrambi in fondo non sono investimenti senza criterio: il guadagno è infinito, è la vita eterna.
E noi non dobbiamo aspettare la morte: in Paradiso il regno si compirà, ma tutto comincia qui seminando, raccogliendo, cercando, investendo: la perla preziosa/tesoro nascosto è Gesù che dà senso da subito ai nostri giorni.
Le due parabole di cui stiamo parlando non ci raccontano storie di avventurieri, visionari, non è la storia di una ricerca più o meno sensata: il tesoro e la perla sono stati trovati e l’avventura continua e in questa avventura la novità (le “cose nuove”), non esclude tutto il percorso fatto (“cose antiche”), ma lo rilegge sotto una nuova luce. Il cristiano – e non solo il maestro della legge – rilegge tutta la Scrittura alla luce di Cristo, che è la Parola e il compimento. Il Regno dei cieli, allora è una ricerca in cui però l’avventura continua anche dopo che il tesoro è stato trovato (il desiderio agostiniano di cercare la verità anche dopo averla trovata).
Ci sono poi due personaggi impliciti dei quali il vangelo non ci dice nulla, ma che pure in qualche modo ci sono: il primo proprietario della perla preziosa che la vende e il primo proprietario del tesoro che lo seppellisce e non torna a riprenderlo. Forse il vangelo non ce ne parla, perché non sono assolutamente dei modelli da seguire: non si estingua mai in noi la gioia di stare con il Signore e si invochi il Suo nome quando ci assale la tentazione di vendere la perla più preziosa o seppellire il tesoro.
Ci chiediamo allora “Che cosa conta veramente nella vita?”: è una domanda che accompagna tutta la nostra esistenza e a cui ogni età risponde in un modo diverso. Ma potremmo porre la stessa questione in modo diverso: la ricerca di senso accompagna tutta la nostra vita o preferiamo lasciar perdere e occuparci di altro? «C’è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene?» (Sal 34,13). Diamo sempre per scontate due cose: che la risposta sia affermativa, ma soprattutto che sia una domanda che ci poniamo. A volte non si tratta più di una rinuncia cosciente (del tipo: “sono un edonista convinto e non mi interessa niente del resto”), ma dell’effetto di un dissolvimento generazionale che è avvenuto nel tempo. Oggi ci imbattiamo sempre di più in atei di seconda/terza generazione che si riaccostano alla fede a volte con curiosità a volte con tormentato spirito di ricerca, ma non hanno precedentemente rifiutato nulla, semplicemente non hanno ricevuto. Oggi raramente abbiamo a che fare con un ateismo ideologico, ma, per dirla con san Gregorio Magno, abbiamo a che fare con dei “goti di buon cuore”, gente che viene da ‘altri mondi’ e che è anche disposta ad accogliere una proposta di fede.
Salomone, preso un po’ alla sprovvista dal Signore, avrebbe potuto rispondere, lecitamente, a quello che la Bibbia chiama “Signore degli eserciti” di volere un esercito grande e potente per rendere Israele una nazione ancora più grande, magari proprio nel nome di quello stesso Dio; oppure avrebbe potuto chiedere, meno lecitamente ogni bene e ogni ricchezza per sé. Invece chiede di fare bene e saggiamente quello che è chiamato a fare, cioè il re e il Signore gli concede “un cuore saggio e intelligente”. Ma anche Salomone questa sapienza la metterà da parte, tra donne e culti stranieri, portando il regno alla separazione tra nord e sud e quindi al suo inesorabile declino.
Tornano allora quelle domande dell’inizio: che cosa conta veramente nella vita? E soprattutto che cosa cerco? Sono quel mercante che cerca perle preziose e una volta trovata la perla delle perle, che è il Regno di Dio, vende tutto per averla? Sono come quell’uomo che trova il tesoro nel campo e da subito si industria per comprare il campo? C’è una vita per rispondere.
don Lorenzo Mancini

