1 Re 19 16b. 19-21, Lc 9, 51-10 42

 

 

Sequela, discepolato, cioè libertà

La chiamata di Eliseo segna una cesura nel Libro dei Re: indica il momento in cui Elia dopo essere arrivato al limite della sua missione vince prima la sfida con gli adoratori dei Baal, e poi la più esigente sfida con IHWH che lo chiama comunque, con voce di sottile silenzio, all’Oreb, a ritrovare la prima vocazione del profeta, uomo della parola e dell’Alleanza. Ed Elia per comando di IHWH passa la consegna a Eliseo.

Anche il v 51 del capitolo 9 di Luca segna una cesura nel cammino di Gesù; inizia la seconda parte del Vangelo, quando, alla fine del ministero in Galilea, Gesù si dirige deciso verso Gerusalemme.  Guardiamo il Signore e poniamoci al suo seguito; il suo ingresso nella strada che lo porta a Gerusalemme ricorda l’ingresso del popolo, nella terra promessa: Io mando il mio angelo davanti a te per custodirti sul cammino, per prepararti la via. – Egli mandò messaggeri davanti a sé. E indurisce il volto: Ecco io ti do una fronte dura come la loro fronte, non impaurirti davanti a oro, altrimenti io ti farò temere… (Ez 3).

“Il vangelo della vocazione incondizionata alla sequela ci mostra chi è Gesù nei confronti con la figura del profeta Elia” (Benedetto XVI, Opera Omnia 12, p. 522-529) Gesù è più grande di Elia.

Elia ha terminato il suo percorso innalzato su un carro di fuoco, sotto lo sguardo del discepolo… Gesù è in cammino verso il suo “innalzamento” o assunzione. Entrambi devono avere qualcuno che assuma il loro ruolo nella storia, qualcuno che ne assuma l’eredità. Ci si riferisce qui non a una semplice chiamata, ma alla chiamata tipica della successione apostolica, alla vocazione sacerdotale. Elia era stato innalzato su un carro di fuoco, questa stessa caratteristica gli merita di stare accanto a Gesù nel momento della Trasfigurazione. Gesù per essere più grande di Elia doveva essere innalzato con un’assunzione ancora più grande. Ma le tappe del suo carro di fuoco non sono segnate da un segno di potenza e dalla spettacolarità, tutt’altro: sono le tappe del Getsemani, del processo, della via Crucis, del Calvario. Viene innalzato sul veicolo della croce, che diventa la chiave con cui si schiude finalmente il cielo, il veicolo sul quale tutti sono chiamati a salire.

Un altro tratto di somiglianza e di differenza: di Elia Profeta di fuoco si diceva che incenerisse con il fuoco i suoi nemici; proprio ciò che i discepoli desiderano che Gesù faccia con i samaritani che non lo accolgono. Ma il fuoco di Gesù è simile e differente dal fuoco di Elia, non è un fuoco di vendetta e di distruzione, ma il fuoco purificatore dello Spirito Santo. Infatti la Samaria avrà la Pentecoste per la missione di Filippo, poi di Pietro e Giovanni: il fuoco di Pentecoste non distrugge, ma crea comunione, non elimina i nemici, ma li riconcilia. E’questo il fuoco con cui Gesù desidera battezzare il mondo.

E infine il terzo tratto di somiglianza e di differenza sta nella modalità della chiamata.

Il brano di questa domenica ne racconta tre diverse forme…Balthasar nota com’è diverso l’atteggiamento di chi si avvicina al Signore per iniziativa propria e di chi è da Lui chiamato. La sequela, in particolare la chiamata sacerdotale non è mai frutto dell’iniziativa della persona: nessuno può scegliersi la propria chiamata, che non può essere esito di un calcolo, o di un progetto personale, o di una convenienza, è piuttosto l’accettazione di un rischio radicale. Il coraggio di rispondere a un Altro per sperimentare che in questa immersione nella volontà di un altro sta anche la possibilità di emergere nel nostro vero volto.

Il primo di questi discepoli che si auto presentano offre una volontà senza condizioni, ma probabilmente non mette in conto le condizioni che Gesù presenta, lo sradicamento, lo spogliamento, l’incertezza.

Il secondo ha un’obiezione ragionevole. Ma per tutta la vita se seguiamo la chiamata saremo confrontati con l’esigenza di stare al di qua della ragionevolezza per seguire la ratio della fede.

E così pure il terzo, gioca sull’ora, ma dilazionare il momento della risposta può essere equivalente a perderlo; c’è una priorità della persona del Signore per la quale non può essere posposto a nessuno, come bene dice la Regola di san Benedetto: Nulla anteporre all’amore di Cristo.

In sostanza in tutte e tre le modalità di chiamata, quattro se contiamo anche lo zelo di Pietro e Giovanni, occorre il coraggio di avvicinarsi al fuoco del carro di Elia, al fuoco della Passione del Signore, al fuoco della Pentecoste, il coraggio di rischiare per diventare noi stessi ardenti dello stesso fuoco, essere fiaccole che incendiano il mondo.

 

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