Md. M. Francesca Righi, Capitolo del Corpus Domini

Gn 14,18-20; sl 109; 1Cor 11,23-26 – Lc 9, 11b-17

 

 

Mistero della nostra salvezza! Cristo – unico Signore ieri, oggi e sempre – ha voluto legare la sua presenza salvifica nel mondo e nella storia al sacramento dell’Eucaristia. Ha voluto farsi pane spezzato, perché ogni uomo potesse nutrirsi della sua stessa vita, mediante la partecipazione al Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. (Beato Giovanni Paolo II, Omelia Giubileo 2000)

Il sacrificio di Melchisedek, L’istituzione dell’Eucaristia, e la moltiplicazione dei pani: la liturgia del Corpus Domini di quest’anno ci offre questo trittico da contemplare, per crescere nella fede.

La prima lettura è brevissima, due versetti appena. Fra la prima chiamata di Abramo nostro padre nella fede e l’alleanza che IHWH stringe con lui, c’è questo misterioso episodio in cui il re di (Geru)salem(me), Re di Giustizia (=Melchisedek) con il dono del pane e del vino conferma e rinnova la benedizione che già faceva parte della prima promessa. Due versetti: una benedizione che discende dal Dio Altissimo e a Lui risale. I due versetti ricordano i due tempi salvifici della creazione, e di una vittoria sui nemici (redenzione). La tradizione patristica unanime (Ambrogio, Beda, Ruperto) vede nel misterioso sacerdote la figura di Cristo che «benedicendo Abramo prefigurò il sacrificio del Nuovo Testamento» (Ambrogio). Preziosa è anche l’indicazione che ci viene dal contesto di questi versetti: una vittoria ottenuta con poche forze su nemici potenti e alleati, per la quale Abramo non desidera alcun compenso: la vittoria non è da ascriversi a Lui ma a IHWH che è la sua parte di ricompensa.

Il salmo 110 è l’unico brano in tutto l’AT in cui compare nuovamente il nome di Melchisedek, ripreso poi solo da Ebrei 7; è un oracolo di intronizzazione di un sacerdote che è re, di un re che esercita la funzione sacerdotale, nel contesto di una vittoria sui nemici.

La prima lettura e il salmo prefigurano ciò che la prima ai Corinzi narra ricordando l’Istituzione dell’Eucaristia. Paolo parla della pratica quotidiana della Chiesa che trasmette il dono del Pane e del Vino, dono della Presenza eucaristica di Cristo, Presenza che vivifica e fa lievitare tutta la storia. “Io ho ricevuto”…in realtà Paolo non ha ricevuto dal Signore, da lui incontrato solo nella forma del Risorto sulla via di Damasco, ha ricevuto dalla Chiesa…ma ricevere dalla Chiesa è ricevere dal Signore. Entra perciò lui stesso come uno dei primi anelli di quella catena sacramentale di trasmissione della fede che è il modo con cui la Chiesa evangelizza il mondo e che riempie il tempo della storia di Memoria, nell’attesa della Presenza definitiva.

Il contesto di questa seconda lettura esprime la preoccupazione per una degna celebrazione eucaristica, che è quello di una comunione vissuta, di una vittoria sull’egoismo consumistico che si appropria delle cose, in favore di una logica di condivisione che sa moltiplicare e condividere il dono.

Il racconto del vangelo di Luca della moltiplicazione dei pani è a sua volta incorniciato in un doppio contesto che ne illumina il significato: al v 9 e al v 19 c’è una duplice menzione di Giovanni Battista, l’ultimo dei Profeti con una duplice domanda sull’identità di Gesù. Questo inquadramento suggerisce l’interpretazione dell’episodio della moltiplicazione dei pani come una sottolineatura dell’identità profetica del Messia. Questa chiave di lettura è confermata dagli elementi che ricordano nei dati concreti e nello svolgimento, sia la moltiplicazione dei pani di Eliseo (2 Re 4, 42-44) sia il dono della manna nel deserto (Es, 16, 13) e che conferma l’identità di Gesù come il nuovo profeta dopo Mosé (Dt 18) .

Il trittico a noi offerto, ricontemplato ora a distanza, ci mostra la pienezza dell’identità di Gesù come mediatore sacerdotale, regale e profetico.

Non c’è però Cristo senza la Chiesa e il Vangelo completa l’indicazione della lettera ai Corinzi sottolineando la responsabilità dei discepoli come coloro a cui è chiesto di prendersi cura della folla distribuendo il dono che diviso si moltiplica, e condiviso aumenta.