Come faccio a sapere se ho la vocazione?

La voce di Dio non ha mai smesso di chiamare persone destinate a vivere e testimoniare che solo Cristo può colmare il cuore dell’uomo. Lo Spirito Santo opera in molti modi, sia interiormente che esteriormente: attraverso la preghiera, attraverso l’incontro con altri uomini e donne consacrati, attraverso un’intuizione persistente che non se ne va. I suggerimenti di Dio ci sono dati attraverso i fatti della vita. Bisogna stare attenti agli eventi della vita quotidiana. È importante aprirsi a persone che Dio ha scelto di metterci accanto, come strada a Lui.

Quali strumenti ci sono per verificare la scelta?

San Benedetto pone come condizione per un discernimento vocazionale che si cerchi veramente Dio. Occorre chiedersi che cosa cerchiamo, cosa vogliamo, cosa desideriamo. Il desiderio di Dio ha mosso e muove i nostri passi attraverso il desiderio della verità, del senso vero della vita, non permettendoci mai di accontentarci di risposte parziali o ideologiche.

Com’è la vita in monastero?

La vita in monastero è una concretezza di sequela, è una concretezza di vita dove la fede diventa un cammino in cui uno è educato al rapporto con il Signore. La nostra è una vita molto semplice e fraterna, fatta di lavoro, preghiera e studio, contrassegnata dalla ricerca di Dio nella verità di un’esistenza totalmente offerta. Cerchiamo Dio nel piccolissimo del nostro quotidiano: nella Parola di Dio, nel nostro lavoro e nell’umile servizio; nella comunione. Non nelle cose grandi per il mondo.

Quale valore ha per voi il lavoro?

Il lavoro manuale è parte integrante della nostra vita: è la prosecuzione della nostra preghiera. Tutte le sorelle contribuiscono al lavoro comunitario, lavorando insieme ci prendiamo cura di quanto Dio ci affida, ci procuriamo il necessario per vivere e cresciamo nella comunione tra noi. In monastero c’è chi si occupa della cucina, chi dell’orto, chi della infermeria, chi della portineria, chi del laboratorio cosmetico…

Come hanno reagito i vostri familiari davanti alla vostra scelta?

Anche se all’inizio non sempre sono tutti d’accordo, da parte delle nostre famiglie c’è comunque un grande rispetto. La prima reazione di solito è di sgomento e di timore e a volte anche di rabbia. Molte delle nostre famiglie sono cristiane, quindi a poco a poco, ne comprendono il senso e il valore. A volte proprio la scelta delle figlie diviene occasione di riflessione e di cammino di fede per i genitori.

Come fate a sapere cosa succede nel mondo?

Riceviamo quotidiani e riviste. Una delle sorelle ha il compito di cercare notizie sui temi principali anche tramite internet. Raccogliamo molto sulla situazione mondiale dalle richieste di preghiera e dalle notizie che ci arrivano dalle case del nostro ordine sparse per il mondo.

Non vi pesa il fatto di non avere una relazione fisica con le vostre famiglie, fatta del vedersi, dello stare insieme, dell’essere disponibili se loro avessero bisogno?

Paradossalmente vivendo in monastero le nostre radici si approfondiscono a tal punto da fare l’esperienza di una vicinanza più reale con coloro che appartengono alle nostre famiglie di origine. Il Signore ci dona una profonda comunione di cuori che va ben al di là di una semplice relazione fisica. Questa che potremmo chiamare una vicinanza nella lontananza è di fatto una realtà sperimentata e reciproca ed è un Mistero che ci supera. Più siamo in Cristo, più Lui ci unisce a sé e più per mezzo suo siamo unite all’umanità tutta, quindi anche ai nostri cari.

Andate sempre d’accordo oppure a volte litigate tra voi?

La prova di un’autentica vita di preghiera è se amiamo il prossimo. È naturale che alcune sorelle ci siano più simpatiche di altre; è anche naturale che a volte ci diamo fastidio a vicenda; ma cerchiamo di andare oltre per amare Cristo in ogni sorella. Imparare ad amare è il lavoro di una vita. Viviamo alcuni momenti in comunità in cui ci chiediamo reciprocamente perdono delle mancanze commesse.

Come potete rinunciare a così tante cose? Se vivete separate dal mondo, che valore può avere la vostra vita per gli altri?

Ogni vita degna di essere vissuta implica il sacrificio di alcune cose buone per il bene di cose ancora migliori. Inoltre, come spiega San Paolo, non tutte le membra del Corpo di Cristo hanno la stessa funzione. Mentre ci saranno sempre alcuni impegnati in opere più attive, ci sono stati, e ci saranno sempre, altri il cui stile di vita dimostra che l’azione non è tutto e che Dio è il vero centro della nostra vita e delle nostre attività, l’unica cosa necessaria. Senza di me non potete far nulla. La preghiera, l’unione con Cristo, è l’anima dell’apostolato e la fonte della sua fecondità. Nella nostra preghiera e soprattutto nei salmi dell’Ufficio Divino esprimiamo a Dio la gioia e la speranza, la paura e il dolore di tutta l’umanità. Quanto più vera diventa la nostra preghiera, tanto maggiore è la nostra capacità di condividere con tutta l’umanità la misericordia e l’amore di Dio.

Che cosa ha spinto ognuna di voi a unirsi alla comunità?

Ci sono tante storie diverse. Alcune si sono sentite vicine a Dio fin dall’infanzia; altre lo hanno incontrato da grandi o dopo anni trascorsi lontane dalla Chiesa. Alcune hanno visitato il monastero una sola volta e questo è bastato: è stato amore a prima vista e hanno sentito il bisogno di entrarci. Per altre c’è stato un periodo di scoperta e di attenta valutazione di pro e contro, fino al momento del grande passo. Dio opera attraverso le cose naturali, quindi alcune persone sono inizialmente attratte da noi perché attratte da qualche aspetto della nostra vita, come la liturgia o la comunità. Arriva però un momento in cui chi si rivolge a noi si rende conto che, al di là dei dettagli di ciò che la attrae o la respinge, c’è una persona che la chiama, Dio stesso, e deve decidere se rispondere o meno. Non è facile, ma dire “sì” a Dio è l’unica via per raggiungere la vera gioia.

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