Lug
15
Mer
2020
S. Bonaventura da Bagnoregio (m)
Lug 15 h. 3:15 – 4:15
S. Bonaventura da Bagnoregio (m) @ Monastero Cistercense Valserena

Dall’ Itinerario della mente a Dio di san Bonaventura
(Cap. 7, 1. 2. 4. 6; Opera omnia, 5, 312-313).

 

Cristo è la via e la porta. Cristo è la scala e il veicolo. E’ il propiziatorio collocato sopra l’arca di Dio (cfr. Es 26, 34). E’ «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3, 9). Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l’ammirazione, l’esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall’Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l’amore: «Oggi sarai con me nel paradiso!» (Lc 23, 43).

Ma perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l’attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio.

E’ questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra. Ecco perché l’Apostolo afferma che questa mistica sapienza è rivelata dallo Spirito Santo.

Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l’uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l’essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.

Ora questo fuoco è Dio e questa fornace si trova nella santa Gerusalemme; ed è Cristo che li accende col calore della sua ardentissima passione. Lo può percepire solo colui che dice: L’anima mia ha preferito essere sospesa in croce e le mie ossa hanno prescelto la morte! (cfr. Gb 7, 15).

Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» (Es 33, 20). Moriamo dunque ed entriamo in questa caligine; facciamo tacere le sollecitudini, le concupiscenze e le fantasie. Passiamo con Cristo crocifisso, «da questo mondo al Padre», perché, dopo averlo visto, possiamo dire con Filippo: «Questo ci basta» (Gv 14, 8); ascoltiamo con Paolo: «Ti basta la mia grazia» (2 Cor 12, 9); rallegriamoci con Davide, dicendo: «Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre» (Sal 72, 26). «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, da sempre, per sempre. Tutto il popolo dica: Amen» (Sal 105, 48).

 

Lug
17
Ven
2020
Memoria dei Defunti
Lug 17 h. 3:15 – 4:15
Memoria dei Defunti @ Monastero Cistercense Valserena

Dalle Omelie sui Vangeli di San Gregorio Magno

 

La fede nella risurrezione

Poiché alcuni sono nell’incertezza riguardo alla risurrezione della carne e la presentazione di questa dottrina è più efficace se si affrontano anche i dubbi segreti dei vostri cuori, occorre che trattiamo brevemente di questa fede nella risurrezione. Molti infatti — e anche noi un tempo eravamo come loro — dubitano della risurrezione, e vedendo che nei sepolcri la carne imputridisce e le ossa diventano polvere non riescono a credere che da quegli avanzi potranno essere ricostituite ossa e carne. Ragionando tra sé, dicono: Quando l’uomo sarà ricomposto da questa polvere? Quando avverrà che la cenere potrà riavere vita? A questi interrogativi rispondiamo brevemente che è impresa assai minore per l’Onnipotente ricostituire ciò che già ebbe vita che l’aver creato ciò che era privo di esistenza. Qual meraviglia se Colui che ha creato dal nulla tutte le cose ricompone l’uomo dalla polvere? È impresa ben più mirabile l’aver tratto dal nulla il cielo e la terra che restituire dalla polvere un uomo alla vita. Si pensa però solo alla cenere e non nasce la speranza che essa possa riprendere vita: si finisce cosi di ridurre nei limiti della comprensione intellettuale la potenza dell’azione divina. Si pongono in questo ordine di pensieri coloro per i quali i prodigi che Dio quotidianamente compie risultano sviliti per la loro stessa assiduità. Nel granello di un piccolissimo seme è rinchiusa tutta la maestà dell’albero che poi apparirà. Accostiamo al nostro sguardo la grande mole di qualsiasi albero e chiediamoci donde cominciò ad aver vita, ora che ha raggiunto proporzioni cosi gigantesche. Troveremo senza alcun dubbio che la sua origine fu appunto il piccolissimo seme, riguardo al quale possiamo anche chiederci in quale zona si annida la forza del legno, la ruvidità della corteccia, l’intensità del sapore, del profumo, e l’abbondanza dei frutti, il verde delle foglie. Toccato, il granello del seme non sembra sia forte: donde provenne allora la robustezza del legno? Non è aspro: donde allora la ruvidità della corteccia? Non ha sapore: come mai lo troviamo nei suoi prodotti? Non colpisce il nostro olfatto: donde allora il profumo cosi fragrante dei frutti? Non mostra in sé del verde: come mai lo troviamo invece nelle foglie? Tutte queste meraviglie sono insieme nascoste nel seme, ma non tutte giungono a manifestarsi contemporaneamente da esso. Dal seme è prodotta la radice, da questa spunta il virgulto da cui ha origine il frutto nel quale si rinnova il seme. Aggiungiamo dunque che anche il seme sta nascosto nel seme. Qual meraviglia dunque se ricostituirà dalla polvere ossa, nervi, carne, capelli, Colui che ogni giorno da un piccolo seme porta alla vita il legno, i frutti, le foglie nella gran mole dell’albero? Perciò, quando l’animo in preda al dubbio cerca motivi per capire come sia possibile la risurrezione, bisogna riesaminare vicende che avvengono continuamente e al di fuori della capacità di comprensione dell’intelletto. In questo modo, non potendo dalla semplice visione delle cose capire a fondo ciò che appare, si giunga alla fede nella verità rivelata.

 

Lug
19
Dom
2020
16.a Domenica del T.O. – A
Lug 19 h. 3:15 – 4:30
16.a Domenica del T.O. - A @ Monastero Cistercense Valserena

16.a Domenica del T.O. – A

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Lug
22
Mer
2020
S. Maria Maddalena (f)
Lug 22 h. 3:15 – 4:15
S. Maria Maddalena (f) @ Monastero Cistercense Valserena

Dalle Omelie di S. Agostino (Om 121)

 

Non mi toccare! Non rimanere ad una fede infantile, ma sforzati di raggiungere una fede più matura.

Maria Maddalena era andata a dire ai discepoli Pietro e Giovanni che il Signore era stato tolto dal sepolcro. Recatisi al sepolcro, essi avevano trovato soltanto le bende con le quali era stato avvolto il corpo di Gesù; e che altro essi poterono credere se non quanto Maria aveva detto ed essa stessa aveva creduto? I discepoli poi rientrarono a casa; cioè tornarono dove abitavano e da dove erano corsi al sepolcro. Maria invece si fermò vicino al sepolcro, fuori, in pianto. Tornati via gli uomini, il sesso più debole rimase legato a quel luogo da un affetto più forte. Gli occhi che avevano cercato il Signore e non lo avevano trovato, si empirono di lacrime, dolenti più per il fatto che il Signore era stato portato via dal sepolcro, che per essere stato ucciso sulla croce, perché ora di un tal maestro, la cui vita era stata loro sottratta, non rimaneva neppure la memoria. Era il dolore che teneva la donna avvinta al sepolcro. E mentre piangeva, si chinò e guardò dentro al sepolcro. Non so perché abbia fatto questo. Sapeva infatti che non c’era più quello che cercava, in quanto essa stessa era andata ad informare i discepoli che era stato portato via; ed essi erano venuti e, non solo guardando, ma anche entrando avevano cercato il corpo del Signore e non lo avevano trovato. Che cosa cerca dunque piangendo Maria Maddalena, chinandosi per guardare di nuovo nel sepolcro? Forse il troppo dolore le impediva di credere ai suoi occhi e a quelli degli altri? O non fu piuttosto una ispirazione divina che la spinse a guardare di nuovo?

Essa dunque guardò, e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno al capo e l’altro ai piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Perché uno sedeva al capo e l’altro ai piedi? Forse, dato che angeli vuol dire messaggeri, volevano indicare, in questo modo, che il Vangelo di Cristo deve essere annunziato come da capo a piedi, dal principio alla fine? Ed essi le dicono: Donna, perché piangi? Risponde loro: Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno deposto (Gv 20, 10-13). Gli angeli non volevano che piangesse; e in questo modo, che altro annunziavano se non il gaudio futuro? Dicendo: Perché piangi? era infatti come se volessero dire: Non piangere! Ma essa spiega il motivo delle sue lacrime, credendo che quelli non lo conoscessero. Hanno portato via – risponde – il mio Signore. Chiama suo Signore il corpo esanime del suo Signore, richiamandosi a tutto per indicare una parte, così come noi tutti confessiamo che Gesù Cristo unigenito di Dio e nostro Signore, che è Verbo e anima e corpo, fu crocifisso e fu sepolto, sebbene sia stato sepolto soltanto il suo corpo. E non so dove l’hanno deposto. Era questo per lei il motivo più grande di dolore: il non saper dove trovare conforto al suo dolore. Ma ormai era venuta l’ora in cui il pianto si sarebbe tramutato in gaudio, come in qualche modo le avevano annunziato gli angeli, dicendole di non piangere.

 

Lug
23
Gio
2020
Santa Brigida, patrona d’Europa (f)
Lug 23 h. 3:15 – 4:15
Santa Brigida, patrona d’Europa (f) @ Monastero Cistercense Valserena

Dalle Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 

Parole di grandissimo amore – con le quali è indicata alla sposa di Cristo la Chiesa militante sotto la figura d’un nobil Castello. E come sarà riedificata la Chiesa di Dio con le preghiere della gloriosa Vergine e dei Santi.

Io sono il Creatore di tutte le cose. Io il re della gloria e il Signore degli Angeli. Io ho costruito per me un nobile Castello e vi ho posto i miei eletti. Ne scavarono le fondamenta i miei nemici e intanto prevalsero contro i miei amici, in quanto dai loro piedi legati al palo, verrà fuori il midollo. La loro bocca è percossa con i sassi e soffre fame e sete. E, di più, perseguitano il loro Signore. Già gli amici miei chiedono aiuto gemendo, la giustizia chiede vendetta, la misericordia dice di perdonare. Allora Dio stesso dice al celeste esercito presente: Che ve ne pare di questi, che hanno occupato il mio Castello? E tutti, quasi a una voce sola, rispondono: Signore, in te è ogni giustizia e tutte le cose in Te vediamo. Tu esisti, senza principio e senza fine, Figlio di Dio, a te è stato dato ogni giudizio, tu sei il loro Giudice. Ed egli dice: Sebbene tutto sapete in me e vedete, tuttavia per questa sposa presente dite un giusto giudizio. E quelli affermano: la giustizia è questa, che quelli che hanno scavato il muro, siano puniti come ladri. E quelli che persistono nella malizia, siano puniti come invasori. E quelli che son prigionieri siano liberati e gli affamati siano saziati.

Quindi parla la Madre di Dio Maria, tacendo della voce di prima e dice: Signor mio e Figlio carissimo, tu fosti nel mio grembo, vero Dio e uomo. Tu, per tua degnazione, santificasti me, vaso di terra. Ti supplico, abbi pietà ancora una volta di loro. Allora risponde il Signore alla Madre: Benedetta la Parola della tua bocca. Essa sale davanti a Dio, come odore soavissimo. Tu sei la gloria degli Angeli e di tutti i Santi, perché da te è stato consolato Dio e sono rallegrati i Santi. E poiché la volontà tua fin dalla giovinezza era come la mia, così farò ancora una volta come vuoi tu. E dice all’esercito: Perché voi combatteste virilmente, perciò, per la carità vostra ancora mi placherò. Ecco, per le vostre preghiere ricostruirò il mio muro. Salverò e sanerò quelli che sono stati sopraffatti dalla violenza e li ricompenserò cento volte tanto dell’offesa patita. E anche ai violenti darò pace e misericordia, se la chiederanno. Quelli che l’avranno disprezzata, proveranno la mia giustizia.

E ora ti spiegherò cosa significano queste cose. Il Castello, di cui ti ho detto, è la stessa santa Chiesa, costruita con il Sangue mio e dei miei Santi, cementata con il cemento della mia carità; in essa posi i miei eletti ed amici. Suo fondamento è la fede, e cioè il credere che io sono Giudice giusto e misericordioso. Ma ora è scavato il fondamento, perché tutti mi credono e predicano misericordioso, però quasi nessuno predica e crede che io sono giusto Giudice. Essi mi ritengono quasi un giudice iniquo. Iniquo infatti sarebbe il giudice, che per misericordia mandasse impuniti gli iniqui, sicché opprimano ancora più i giusti. Ma io sono Giudice giusto e misericordioso, sicché non lascerò impunito neppure il minimo dei peccati, né senza ricompensa il minimo bene. Attraverso il muro scavato sono entrati nella santa Chiesa quelli che peccano senza timore, che negano la mia giustizia, tormentano gli amici miei come quelli che sono legati ai ceppi. Per gli amici miei stessi non c’è infatti gaudio e consolazione. Ma ogni obbrobrio e ogni dolore è dato a loro, come se fossero demoni. Se di me dicono il vero, sono confutati e accusati di menzogna. Desiderano ardentemente ascoltare e dire cose rette, ma non c’è chi li ascolti o chi le dica loro. Io stesso, Signore e Creatore, sono bestemmiato. Dicono infatti: Non sappiamo se c’è Dio. E se c’è, non ce ne importa. Abbattono e conculcano il mio vessillo, dicendo: Perché ha patito? A che ci giova? Che dia a noi la nostra volontà e ci basta ed egli si tenga pure il suo regno e il suo cielo. Io voglio pur essere in loro, ma essi dicono: piuttosto moriamo, prima di lasciare la nostra volontà.

Ecco, mia sposa, chi sono. Io li ho creati e con una sola parola potrei distruggerli. Come si inorgogliscono contro di me! Ma ora per le preghiere della Madre mia e di tutti i Santi, sono ancora così misericordioso e paziente che voglio far arrivare a loro le parole, che uscirono dalla mia bocca e offrir loro la mia misericordia. Se la vorranno avere, mi placherò; altrimenti sperimenteranno la mia giustizia, in modo che saranno, come ladri, confusi pubblicamente davanti agli Angeli e agli uomini e saranno giudicati dagli uomini. Infatti come coloro che sono appesi alla forca sono divorati dai corvi, così costoro saranno divorati dai demoni e non consumati. Come coloro che, costretti al palo, non trovano pace, così questi soffriranno dovunque dolori e amarezze. Un fiume ardentissimo scorrerà nella loro bocca, né si sazierà il ventre, ma di giorno in giorno si rinnoverà il loro supplizio.

Ma gli amici miei saranno salvati e saranno consolati con le parole che escono dalla mia bocca. Vedranno la mia giustizia con la misericordia. Li rivestirò delle armi della mia carità e li farò così forti, che i nemici cadranno come argilla. E vedendo arrossiranno di vergogna perpetua, avendo abusato della mia pazienza.

 

Lug
24
Ven
2020
S. Charbel Makhlūf, eremita (mf)
Lug 24 h. 3:15 – 4:15
S. Charbel Makhlūf, eremita (mf) @ Monastero Cistercense Valserena

Dalle lettere di Sant’Ammonio, eremita (Lett. 12: PO 10/6, 1973, 603-607)

 

Gli amici di Dio diventano medici delle anime

Carissimi nel Signore, voi sapete che dopo la trasgressione del comando (cfr. Gen 3,1-7), l’anima non può conoscere Dio se non si tiene lontana dagli uomini e da tutte le occupazioni. Allora infatti essa vede quanto le si oppone il suo avversario. Avendo visto l’avversario che lotta con lei e dopo averlo vinto, allora Dio abita in lei, ed ella passa dalla tristezza alla gioia e all’esultanza. Se invece è sconfitta nella lotta, vengono in lei tristezza e tedio, con molte altre afflizioni di generi diversi. Per questo i Padri nel deserto conducevano vita solitaria, ora come Elia il Tisbita, ora come Giovanni il Battista. Non pensiate che essi abbiano operato la giustizia tra gli uomini perché fossero giusti, ma prima si ritirarono in un grande silenzio e per questo ricevettero le virtù divine, perché Dio abitava in loro. Solo allora Dio li mandò tra gli uomini, dopo cioè che avevano acquistato ogni virtù, per essere dispensatori di Dio e risanare le infermità di quelli. Erano infatti medici delle anime, volendo risanare le loro infermità. Quindi, per questo motivo, strappati dal silenzio, sono mandati agli uomini, ma solo allora sono mandati, quando ogni loro infermità è stata sanata. Non è possibile infatti che un’anima sia inviata agli uomini per la loro edificazione mentre intrattiene ancora delle imperfezioni. Quelli che partono prima di aver raggiunto la perfezione, vanno di loro proprio arbitrio, non per volontà di Dio. Costoro, Dio li rimprovera dicendo: «Io non li ho mandati, ed essi correvano» (cfr. Ger 23,21). Perciò, se non riescono a custodire la propria anima, tanto meno potranno edificare quella degli altri. Quelli invece che sono mandati da Dio, non si allontanano volentieri dal silenzio. Sanno infatti che nel silenzio hanno acquistato la virtù divina. Ma per non essere disobbedienti al loro Creatore, partono per l’edificazione spirituale, imitando il loro stesso Signore, come il Padre ha mandato dal cielo il suo vero Figlio per risanare tutte le malattie e le infermità degli uomini. Sta scritto infatti: «Egli prese i nostri dolori e portò le nostre infermità» (Is 53,4). Per questo, tutti i santi che vanno tra gli uomini con l’intenzione di risanarli, imitano il Creatore, facendo sì che diventino degni dell’adozione a figli di Dio, e come è il Padre e il Figlio così siano anch’essi nei secoli dei secoli. Ecco, carissimi, vi ho spiegato il valore del silenzio, come esso sia in tutto risanatore e gradito a Dio. Perciò vi ho scritto perché vi mostriate forti in ciò che avete intrapreso e sappiate che tutti i santi hanno progredito grazie al silenzio: per esso la virtù divina abitò in loro e insegnò loro i misteri celesti, e grazie ad esso hanno annientato tutta ciò che in questo mondo è decrepito. E chi vi ha scritto queste cose, è per esso che è giunto a questo grado. Tuttavia in questo nostro tempo ci sono molti anacoreti che non riescono a perseverare nel silenzio, perché non sono riusciti a vincere la loro propria volontà. E perciò stanno sempre in mezzo agli uomini, perché non vogliono disprezzare se stessi, fuggire la frequentazione del genere umano e avere il combattimento spirituale. Per questo, abbandonato il silenzio, si consolano stando con i loro vicini per tutto il tempo della vita. E perciò non hanno ricevuto la soavità divina, né abita in loro la virtù divina. Quando essa si presenta loro, li trova che si consolano con le cose di questo mondo, nelle passioni dell’anima e del corpo, e così essa non può scendere su di loro. Anche l’amore del denaro, la vana gloria degli uomini e tutte le malattie dell’anima e le occupazioni non permettono alla virtù divina di scendere su di loro. Voi invece mostratevi forti in ciò che avete intrapreso. Coloro infatti che abbandonano il silenzio non possono vincere le loro passioni né possono lottare contro il loro avversario, essendo schiavi delle loro passioni. Voi invece vincete le vostre passioni, e la virtù divina sarà con voi.

 

Lug
26
Dom
2020
17.a Domenica del T.O. – A
Lug 26 h. 3:15 – 4:30
17.a Domenica del T.O. - A @ Monastero Cistercense Valserena

17.a Domenica del T.O. – A

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Lug
29
Mer
2020
Ss. Marta, Maria e Lazzaro (m)
Lug 29 h. 3:15 – 4:15
Ss. Marta, Maria e Lazzaro (m) @ Monastero Cistercense Valserena

Dall’omelia n. 59, 5-7 di S. Agostino

 

Maria era colei che unse di unguento profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli. Era suo fratello Lazzaro ch’era ammalato. Dunque, le sorelle mandarono a dire a Gesù (Gv 11, 2-3). Sappiamo già dove mandarono il messaggio a Gesù, poiché sappiamo dove egli era: era assente e si trovava al di là del Giordano. Mandarono a dire al Signore che il loro fratello era ammalato, e per pregarlo di venire a liberarlo dalla malattia. Egli ritardò a guarirlo, per poterlo risuscitare. Che cosa dunque gli mandarono a dire le sorelle di Lazzaro? Signore, vedi, colui che tu ami è malato (Gv 11, 3). Non dissero: Vieni subito! A lui che amava era sufficiente la notizia. Non osarono dire: Vieni a guarirlo; oppure: Qui comanda e là sarà fatto. Perché non dissero così anch’esse, dal momento che la fede del centurione era stata tanto lodata per essersi espressa così? Quello infatti disse: Non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito (Mt 8, 8). Le sorelle di Lazzaro non gli mandarono a dire niente di tutto questo, ma soltanto: Signore, vedi, colui che tu ami è malato. È sufficiente che tu lo sappia; poiché non puoi abbandonare quelli che ami. Qualcuno dirà: come può Lazzaro rappresentare il peccatore ed essere quindi amato dal Signore? Ascolti la sua parola: Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori (Mt 9, 13). Se infatti Dio non avesse amato i peccatori, non sarebbe disceso dal cielo in terra. Udendo ciò, Gesù rispose: Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per essa sia glorificato il Figlio di Dio (Gv 11, 4). Questa glorificazione del Figlio di Dio, non aumentò la sua gloria, ma giovò a noi. Disse che non era per la morte, perché la morte stessa non era per la morte, ma l’occasione di un miracolo, grazie al quale gli uomini avrebbero creduto in Cristo, evitando così la vera morte. (…) Gesù voleva bene a Marta e alla sorella di lei, Maria, e a Lazzaro (Gv 11, 5). Lazzaro era malato, esse erano tristi, tutti erano amati: chi li amava era il salvatore degli infermi, colui che risuscita i morti, il consolatore degli afflitti. Com’ebbe, dunque, sentito che egli era ammalato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dov’era (Gv 11, 6). Ricevuta la notizia, rimane dov’era, lasciando passare quattro giorni. E non senza un motivo: forse, anzi certamente, il numero dei giorni racchiude un significato. Poi disse di nuovo ai suoi discepoli: Torniamo in Giudea (Gv 11, 7), dove per poco non era stato lapidato, e da dove sembrava essersi allontanato proprio per sfuggire alla lapidazione. Come uomo si era allontanato; ma ritornandovi, egli sembrava quasi dimenticare la debolezza umana, per mostrare la sua potenza. Torniamo – disse – in Giudea.

 

Lug
31
Ven
2020
S. Ignazio di Loyola (m)
Lug 31 h. 3:15 – 4:15
S. Ignazio di Loyola (m) @ Monastero Cistercense Valserena

Dalle lettere di S. Ignazio di Loyola

 

Testamento spirituale di Ignazio 

Un gesuita sconosciuto ci ha lasciato questo documento, che è per noi il testamento più bello di Ignazio di Loyola. Queste norme, ispirate all’amore più sincero e più profondo, dovrebbero guidare la vita di ogni membro della Compagnia e illuminarne il cammino. Sono come la sintesi della spiritualità del gesuita: ubbidienza, umiltà, amore, rinunzia al proprio giudizio, libertà di spirito, controllo dei propri atti, cose tutte che sono come gradini all’unione con Dio. Alla fine due frasi, rispettivamente di s. Girolamo e di s. Bernardo, ci immettono nel clima di una spiritualità umana ed equilibrata, che caratterizzò tutta la vita di Ignazio di Loyola e che abbiamo cercato di riscontrare nelle varie pagine di questo epistolario.

(DESTINATARIO SCONOSCIUTO) – Roma, data incerta

  1. Non contraddire mai nessuno, né con ragione né a torto, sia superiore, uguale o inferiore; ma adotta sempre ciò che gli altri approvano, senza scusarti anche se lo potresti con diritto.
  2. Pratica un’ubbidienza cieca in tutte le cose, siano le più grandi siano le più piccole, verso i superiori, gli uguali e gli inferiori, pensando che lo hai promesso a Cristo.
  3. Non fissare mai il tuo sguardo sui difetti altrui; sii sempre pronto a scusarli. Al contrario, sii pronto ad accusare te stesso, anzi desidera essere conosciuto da tutti nell’intimo e al di fuori.
  4. Non parlare, non rispondere, non meditare, non circolare, infine non fare mai nulla se prima non rifletti se piaccia a Dio, se sia di esempio e di edificazione al prossimo.
  5. Conserva dappertutto la libertà di spirito e, davanti a chiunque sia, non fare accezione di persone; nelle circostanze più disparate mantieni sempre tale libertà di spirito e non perderla per nessun ostacolo. Non venir mai meno in questo.
  6. Non essere indifferentemente con tutti facile nelle relazioni, né familiare; ma esamina verso chi di preferenza ti muova e spinga lo spirito, discernendo tuttavia assai accuratamente quali e che moti siano quelli che ti piegano soprattutto verso chi preferisci.
  7. Esercitati continuamente negli atti e nel tuo spirito; desidera passare per stolto e insensato agli occhi degli uomini, per essere riconosciuto fedele e saggio dal tuo Signore Gesù Cristo, in modo che, nel disprezzo di tutto il resto, possa guadagnare Lui […].

 

Ago
2
Dom
2020
18.a Domenica del T.O. – A
Ago 2 h. 3:15 – 4:30
18.a Domenica del T.O. - A @ Monastero Cistercense Valserena

18.a Domenica del T.O. – A

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