Apr
5
Dom
2020
Domenica delle Palme
Apr 5 h. 3:15 – 4:30
Domenica delle Palme @ Monastero Cistercense Valserena

Dal commento al salmo 33 di s. Agostino

 

Gli umili e i miti.

Ma perché l’uomo benedice il Signore in ogni tempo? Perché è umile. Che significa essere umili? Non volere esser lodati per sé. Chi vuole essere lodato per sé, è superbo. E chi non è superbo è umile. Non vuoi dunque essere superbo? Per potere essere umile, di’ quanto qui è detto: Si glorierà nel Signore l’anima mia; ascoltino i mansueti e si allietino. Ne consegue che coloro che non vogliono esser lodati nel Signore, non sono mansueti; ma sono violenti, aspri, orgogliosi, superbi. Il Signore vuole avere giumenti mansueti; sii il giumento del Signore, cioè sii mansueto. Egli siede sopra di te, egli ti guida; non aver timore di inciampare e di cadere nel precipizio. Certo, tu sei debole, ma tieni conto di chi ti regge. Sei il puledro d’asino, ma porti Cristo. Egli infatti cavalcando un puledro d’asino venne nella città, e quel giumento fu mansueto. Forse quel giumento era lodato? Forse al giumento dicevano: Osanna al figlio di David, benedetto colui che viene nel nome del Signore? L’asinello portava; ma solo Colui che era portato, era lodato da quanti lo precedevano e lo seguivano. E probabilmente il giumento diceva: Si glorierà nel Signore l’anima mia; ascoltino i mansueti e si allietino. Forse non disse così quell’asino, fratelli: ma lo dica quel popolo che imita quel giumento, se vuol portare il suo Signore. Forse si adira il popolo, perché viene paragonato all’asinello su cui sedette il Signore, e qualche superbo e orgoglioso mi dirà: Ecco, ci ha fatti diventare asini. Sia asino del Signore, chiunque così dice; non sia cavallo e mulo, nei quali non c’è intelligenza. Conoscete infatti il salmo ove è detto: Non siate come il cavallo e il mulo, nei quali non c’è intelligenza. Perché il cavallo e il mulo talvolta superbamente sollevano la testa, e con la loro violenza si scuotono di dosso il cavaliere. Sono domati con la briglia, con il morso, con le percosse, finché non hanno imparato a star soggetti, ed a portare il loro padrone. Ma tu, prima che il freno comprima le tue mascelle, sii mansueto e porta il tuo Signore; non voler esser lodato in te stesso, ma sia lodato Colui che siede sopra di te, e di’: Si glorierà nel Signore l’anima mia, ascoltino i mansueti e si allietino. Infatti, quando coloro che non sono mansueti ascoltano queste parole, non si allietano, ma si adirano; sono costoro che dicono che li abbiamo fatti diventare asini. Coloro invece che son mansueti, non disdegnino di ascoltare e di essere ciò che odono.

 

Apr
12
Dom
2020
Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore – A
Apr 12 h. 3:15 – 4:30
Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore - A @ Monastero Cistercense Valserena

Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore – A

Per letture e lectio consulta il sito

www.vitanostra-nuovaciteaux.it

Apr
19
Dom
2020
2.a Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia
Apr 19 h. 3:15 – 4:30
2.a Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia @ Monastero Cistercense Valserena

2.a Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia – A

Per letture e lectio consulta il sito

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Apr
21
Mar
2020
S. Anselmo (m)
Apr 21 h. 3:15 – 4:15
S. Anselmo (m) @ Monastero Cistercense Valserena

Dalle Lettere di S. Anselmo scritte quale priore del Bec

 

Superbia e umiltà

 

Anselmo, servo della Chiesa di Canterbury: al suo diletto amico Cono, coi suoi saluti.

Cortesemente mi chiedete che, dei tre tipi di superbia di cui v’ho parlato, una nostra missiva vi ricordi i due di cui vi siete scordato. Ho detto in realtà trattarsi di tre: uno nel modo di giudicare, quando cioè qualcuno ha più alta stima di sé di quanto debba; contro di esso si dice: Non montare in superbia, ma temi. E nega d’averlo avuto dentro di sé chi dice: Signore, non si inorgoglisce il mio cuore, con quel che segue. Un altro è nel volere, allorché qualcuno vuol essere sotto qualche profilo trattato con più alto riguardo del dovuto; contro di esso si dice: E come potete credere, voi che cercate gloria gli uni dagli altri? E: Non ho desiderato il giorno dell’uomo, tu lo sai. Un altro è nelle opere; contro di esso il Signore dice: Quando sarai invitato a nozze, non metterti a mensa al primo posto. Così accade allorché l’uomo si tratta con più alto riguardo del dovuto. A farne attenta ricerca, nella Sacra Scrittura si trovano molte espressioni che stigmatizzano uno ad uno codesti tipi. Avverso tutti quanti si dice: Chi si esalta, sarà umiliato. E: Dio resiste ai superbi. E numerose espressioni consimili.

In presenza d’uno solo di tali tre tipi, più lieve è quello che risiede unicamente nelle opere, poiché non deriva se non da ignoranza; nondimeno è una colpa, di cui ci si deve emendare. Degli altri due, quello che risiede unicamente nel volere è più riprovevole, poiché si pecca consapevolmente. Ma quello che risiede nel giudicare è l’unico senza rimedio, poiché non si rende manifesto e ritiene d’essere nel giusto. Singolarmente considerati, codesti tre tipi di superbia possono dunque dirsi tre distinte superbie. Ove invece s’intendano due alla volta, ci si trova in presenza di tre coppie. Ove poi si voglia metterle tutt’e tre assieme, ne risulterà una sola tripartita. E saranno così sette: tre semplici, tre doppie, una triplice.

A codeste forme di superbia si contrappongono le partizioni dell’umiltà; cioè il pensare umilmente di sé, e, nel quotidiano rapporto cogli altri, il non voler essere trattati con particolare riguardo e l’essere umili con se stessi. Un uomo è detto superbo in relazione alle singole forme di superbia; ma in relazione alle singole parti dell’umiltà, o a due soltanto, non può un uomo dirsi umile se tutte le parti non sono contemporaneamente presenti: proprio come d’un uomo si dice che è malato se una sola parte s’ammala, mentre, a meno che tutte le parti non siano sane, non lo si può dire in buona salute.

Tali concetti ho richiamato in sintesi alla vostra diletta persona. Se nella sua saggezza li riconsidererà sovente, li intenderà più a fondo di quanto non siano stati espressi in questa sede. Statemi bene e pregate per me; affinché come m’ha concesso d’intendere la superbia e l’umiltà, così Dio mi conceda di sfuggire quella e questa procurarmi. Saluti a nostro nome al nostro signore e amico, il reverendo vescovo di Arras.

 

Apr
22
Mer
2020
Beata M. Gabriella O.N. (m)
Apr 22 h. 3:15 – 4:15
Beata M. Gabriella O.N. (m) @ Monastero Cistercense Valserena

Festa di Cristo Re, 31 ottobre 1937

               

Suo atto di offerta

 

Nella semplicità dei cuore mio ti offro tutto lietamente, o Signore.

Tu ti sei degnato chiamarmi a Te ed io vengo con slancio ai tuoi piedi. Tu, nel giorno della tua festa regale, vuoi questa misera creatura la regina. Ti ringrazio con tutta l’anima e, nel pronunziare i santi voti, mi abbandono interamente a Te. O Gesù, che io mi mantenga sempre fedele alle mie promesse e non abbia mai a riprendermi ciò che ti do in questo giorno. Vieni e regna nell’anima mia come Re d’amore. Ti supplico di benedire il nostro monastero e di fare di giardino di riposo dei tuo Cuore.

Benedici in modo speciale le superiore e i superiori, che hanno maggiori impegni davanti a Te. Benedici la mia famiglia tutta, e in particolare ti raccomando mio fratello e mio cognato; fa’ una breccia nei loro cuori ed entravi come Re a prenderne possesso.

Volgi il tuo benigno sguardo su tutto il nostro Ordine, e fanne un vivaio di santi.  Ti supplico per la tua Chiesa, per il Sommo Pontefice, e il nostro Vescovo. Raccomando al tuo Cuore divino tutti i miei parenti, amici e benefattori, la mia parrocchia e l’associazione della quale ho fatto parte, affinché ti degni di dare a tutti pace, gioia, benedizione.

Ti raccomando i benefattori del nostro monastero e la sorella che ha dovuto lasciarci, affinché tu compia il miracolo atteso. Ti prego per le sorelle del mio paese: che tutte possano perseverare nell’amore. Soprattutto ti raccomando la Reverenda Madre, la Madre maestra e il mio confessare, perché tu li ricompensi di quanto fanno per me e dia loro una grande docilità dell’obbedire.

O Gesù, io mi offro con Te in unione al tuo sacrificio, e sebbene sia indegna e da nulla, spero fermamente che il divin Padre guardi con occhi di compiacenza la mia piccola offerta, perché sono unita a Te e, del resto, ho dato tutto ciò che era in mio potere.

O Gesù, consumami come una piccola ostia di Amore per la tua gloria e per la salvezza delle anime.

Padre eterno, mostrate che in questo giorno il vostro Figlio va a nozze, e stabilite il suo regno in tutti i cuori, onde tutti lo amino e lo servano conforme alla vostra divina volontà.

A me date ciò che mi abbisogna per essere una vera sposa di Gesù. Amen. Suor Maria Gabriella.

Ti raccomando le anime dei miei cari, che hanno lasciato questa valle di pianto, quelle per cui ho dovere di pregare e le anime più abbandonate. Ti supplico, o mio Gesù, di aprire loro in questo giorno il varco dell’eterna felicità.

 

Apr
26
Dom
2020
3.a Domenica di Pasqua
Apr 26 h. 3:15 – 4:30
3.a Domenica di Pasqua @ Monastero Cistercense Valserena

3.a Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia – A

Per letture e lectio consulta il sito

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Apr
27
Lun
2020
S. Rafael O.N. (m)
Apr 27 h. 3:15 – 4:15
S. Rafael O.N. (m) @ Monastero Cistercense Valserena

Dall’ultima lettera di san Raphael

 

Benedico Dio per ogni cosa e solo gli chiedo di avere piuttosto pace che non ricchezza. Credo che ascolterà le preghiere di questo oblato cistercense. Oggi, giorno della Risurrezione, il Padre Abate mi ha dato lo scapolare nero e la Cocolla, in modo che, tranne per la tonsura, sembro veramente un monaco, sono molto contento con le mie larghe maniche di cui…non so cosa fare. La mia vita trascorre tra lo studio del latino, le letture sacre e i canti del coro, benedicendo Gesù e Maria; il mio lavoro si riduce, alcuni giorni alla matita e al pennello che il Reverendo Padre mi affida per qualche compito, o altri giorni, la scopa, per aiutare il fratello infermiere. Ti assicuro che vivo felice, e i giorni passano senza che io me ne accorga. Quando verrai qui allora parleremo di affari, di trattori,…e di Dio.

Guarda ti mando questi disegni che ho dipinto di domenica, non so se ti piaceranno, suppongo di sì non fosse altro che perché li ha dipinti tuo fratello. Suppongo che comprenderai il significato di questi tre disegni: è molto semplice: siccome il monaco si nutre di salmi non è strano che abbia preso questi come motivo … Ah, se sapessi dipingere! Però guarda, ci sono cose nella vita interiore, che non si possono esprimere, soltanto la Sacra scrittura riesce a dire in poche parole ciò che molti discorsi degli uomini non saprebbero dire. Guarda, caro fratello, se arrivassi a vivere davvero ciò che questi disegni rappresentano sarei un santo sapiente. Il primo, come vedi, è un umile pellegrino che ha scelto il cammino della verità Ho scelto la via della verità, nella notte oscura del mondo … solo la croce di Cristo illumina il sentiero della vita, solo questa verità dà la pace necessaria per sperare, coraggio per seguire e fiducia di non sbagliare. Cristo e la sua Croce è la verità, è la via ed è la vita.

Il secondo disegno è un anima che adora Dio nella grandezza della sua creazione, e guardando il mondo, e contemplando la bellezza della Creazione chiede a tutte le creature che Lo adorino. L’ombra di questa anima che ama Dio nella bellezza di una Croce.

Il terzo disegno è un monaco che salito su una cima contempla il mondo, e vedendosi assetato di amore divino, di ansia del cielo, non può far a meno di esclamare: Sono straniero e pellegrino sulla terra! Guardiamo, come il fraticello del disegno, questa terra in cui gli uomini pongono le loro speranze. Che felicità per colui che si considera davvero straniero nel mondo! La sua vita sarà una pace serena, lavorerà con lo sguardo rivolto a Dio, e il suo lavoro sarà benedetto, avrà relazione con gli uomini, e la sua relazione sarà fondata nella carità. Addio piccolo Leopoldo, sii buono, guarda che tuo fratello chiede molto questo alla santissima Vergine, non dimenticarti di questo povero fratello, che ti vuole tanto bene.

 

Apr
28
Mar
2020
S. Caterina da Siena (f)
Apr 28 h. 3:15 – 4:15
S. Caterina da Siena (f) @ Monastero Cistercense Valserena

Dalle lettere di Santa Caterina

 

Al priore de’frati di Mont’Oliveto presso a Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Dilettissimo e carissimo padre, per riverenzia di quello santissimo Sacramento, e fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di veder quello pastore buono’ e virile, che pasciate e governiate con sollicitudine perfetta le pecorelle a voi commesse, imparando dal dolce Maestro della Verità, che ha posta vita per noi pecorelle che eravamo fuore della via del Grazia. E’ vero, dolcissimo fratello in Cristo dolce Gesù che questo non potete fare senza Iddio, e Iddio non potiamo avere nella terra; ma un dolce rimedio ci veggo che, essendo con cuore basso e piccolo, voglio che facciate come Zaccheo, che, essendo piccolo, salì sull’arbore per vedere Dio. Per la quale sollicitudine meritò d’udir quella dolce parola, dicendo: “Zaccheo, vattene alla tu casa; ché oggi è di bisogno che io mangi con tecó». Così doviamo fare noi: che essendo noi bassi, con stretto cuore e poca carità, noi saliamo in sull’arbore della santissima Croce. Ine vedremo e toccheremo Iddio: ine troveremo il fuoco della sua inestimabile carità e amore, il qual, l’ha fatto correre infino agli obbrobrii della Croce, levati in alto, affamato, e assetato di sete dell’onore dei Padre i della salute nostra. Ecco dunque il nostro dolce e buono pastore, che ha posta la vita con tanto affamato desiderio e affocato amore, non ragguardando alle pene sue, né alla nostra ignoranzia e ingratitudine di tanto beneficio, né a rimproverii de’ Giudei; ma, come innamorato, ubidiente al Padre con grandissima reverenzia. Bene si può adunque, se noi vorremo, adempire in noi quella parola (se la nostra negligenza non ci ritrae) salendo in su l’arbore, siccome disse la dolce bocca della Verità: «Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me»‘. E veramente così è, che l’anima   e ci è salita, vede versare la bontà e potenzia de Padre, per la quale potenzia ha data virtù al sangue de Figliuolo di Dio di lavare le nostre iniquitadi. Ine vediamo l’obedienzia di Cristo crocifisso, che, per obedire muore; e fa questa obedienzia con tanto desiderio, chi maggiore gli è la pena dei desiderio, che la pena del corpo. Vedesi la clemenzia e l’abondanzia dello Spirito Santo; cioè quello amore ineffabile che ‘1 tenne confitto in sul legno della santissima Croce, che né chiovi né funi l’averebbe potuto tenere legato se il legame della carità non fusse. Ben sarebbe cuore di diamante, che non dissolvesse la sua durizia a tanto smisurato amore. E veramente il cuore vulnerato di questa saetta, si leva su con tutta sua forza: e non tanto è l’uomo in sé mondo, ma è monda l’anima, per la quale Dio ha fatto ogni cosa. E se mi diceste: «lo non posso salire, perocché esso è molto in alto», dicovi, che egli ha fatti gli scaloni del corpo suo. Levate l’affetto a’  piei del Figliuolo di Dio, e salite al cuore che è aperto e consumato  per noi; e giugnerete alla pace della bocca sua, e diventerete gustatore e mangiatore dell’anime; e così sarete vero pastore, che porrete la vita per le pecorelle vostre. Fate che sempre abbiate l’occhio sopra di loro, acciocché il vizio sia stirpato; e piantatavi la virtù. E io vi mando due altre pecorelle: date a loro l’agio della cella e dello studio, perocché sono due pecorelle le quali notricherete senza fadiga, e averetene grande allegrezza e consolazione. Altro non vi dico. Confortatevi insieme legandovi col vincolo della carità, sagliendo in su quello arbore santissimo dove si riposano i frutti delle virtù, maturi sopra al corpo del Figliuolo di Dio. Correte con sollicitudine. Permanete nella santa e dolce direzione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.