Martedì Santo
Dal commento al Salmo 21 di S. Agostino
Cristo prega per la Chiesa, suo Corpo
Dio, Dio mio, guardami, perché mi hai abbandonato? Abbiamo già udito questo primo versetto sulla croce, quando il Signore ha detto: Eli, Eli, cioè Dio mio, Dio mio, Lama sabactani, ossia: perché mi hai abbandonato? L’evangelista ha tradotto queste parole, ed ha riferito che egli aveva detto in ebraico: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Che cosa voleva dire il Signore?
Infatti Dio non lo aveva abbandonato, essendo egli stesso Dio; perché il Figlio di Dio è Dio, come il Verbo di Dio è Dio. Ascolta dall’inizio quell’evangelista, che proferiva ciò che aveva bevuto dal seno del Signore, e vediamo se Dio è Cristo: in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo. Orbene, questo stesso Verbo che era Dio, si è fatto carne e ha abitato tra noi. Ed essendosi il Verbo di Dio fatto carne, pendeva dalla croce, e diceva: Dio mio, Dio mio, guardami; perché mi hai abbandonato? Per quale ragione così è detto, se non perché anche noi ivi eravamo, se non perché la Chiesa è il Corpo di Cristo? Perché ha detto: Dio mio, Dio mio, guardami; perché mi hai abbandonato, se non allo scopo di stimolare la nostra attenzione e dire: questo salmo è scritto riguardo a me? Lontano dalla mia salvezza, le parole dei miei delitti.
Di quali delitti, se di lui è detto: Colui che non ha commesso peccato, né inganno è stato trovato sulla sua bocca? In qual modo dunque dice dei miei delitti, se non perché prega per i nostri delitti, e ha fatto suoi i nostri delitti, per rendere nostra la sua giustizia?
Dio mio griderò a te di giorno, e non mi esaudirai; e di notte, e non per rendermi stolto. Ha detto queste parole per me, per te, per lui. Portava infatti il suo Corpo, cioè la Chiesa. (…) Non diceva forse queste cose perché era rivestito della nostra debolezza e così parlava per coloro che, essendo costituiti nel proprio corpo, ancora temono la morte? Da qui derivavano quelle parole, esse erano la voce delle sue membra, non del capo; così anche ora dice: Giorno e notte ho gridato, e non mi esaudirai. Molti infatti gridano nella sofferenza, e non sono esauditi; ma non sono esauditi per la loro salvezza, non per divenir stolti.
Ha gridato Paolo affinché gli fosse tolto dal Signore il pungiglione della carne, e non è stato esaudito; gli è stato detto: Ti basti la mia grazia, perché la virtù si perfeziona nell’infermità. Non è dunque esaudito, non per la stoltezza, ma per la sapienza; perché capisca l’uomo che il medico è Dio, e che la sofferenza è una medicina per la salvezza, non supplizio per la condanna. Sotto l’azione del chirurgo, sei bruciato, tagliato, e gridi; il medico non ti ascolta secondo la tua volontà, ma in ordine alla tua guarigione.

