Beati Martiri di Algeria (m)
Dall’ Omelia della II domenica di Pasqua 1981 del beato Christian de Chergé
Raccontami la Chiesa…
Vi parlerò di mia nonna. Ho provato a leggere questi testi pensando a lei, con uno sguardo nuovo, quello che posiamo su una nonna. Una comunità idilliaca? Ma va là! La chiesa è un’anziana signora con le rughe, tutta sciupata. Sarà stata bella una volta, o mai? E se lei ce lo assicura, possiamo crederle, anche se è la sola a ricordarsi così? (…) Sì, però l’ideale descritto dalla nonna, quello della sua giovinezza, è l’inizio di una storia d’amore. Ci seduce non tanto perché appartiene alla storia, quanto perché appartiene all’amore! È un passato che ha senso solo per la speranza che incarnava. Una speranza che tutti i nipoti della nonna possono sentire ancora vibrare. Se la nonna racconta, è perché ci crede ancora. Ed è anche perché ha occhi per vederla ancora all’opera, la speranza. Del resto, la nonna ha un sorriso di complicità ogni volta che qualcuno le dice che la stessa immagine vien fuori quando Israele racconta la pasqua del suo popolo nella culla dell’Esodo, oppure quando l’Islam evoca la prima comunità mussulmana, o ancora quando i monaci di Citeaux mettono per scritto nell’Esordio, il fervore da novizi del loro debutto nel deserto. Senza dimenticare tante altre comunità al loro sorgere. Perché l’ideale qui descritto è proprio ciò che la vita religiosa ha sempre voluto trascrivere. E l’urgenza particolare del carisma religioso è di conservare al mondo il sapore di un Vangelo radicale che costituisce, più ancora del contratto di matrimonio della nonna, la magna charta di tutta la famiglia, della famiglia stessa di Dio. (…)
E non venite a dirmi che la nonna è morta, perché non ci credo. Finché ci sarà fiato in me, la saprò viva. Sono perfino del parere che non morirà mai. Non solo perché mi ha dato la vita. Ma perché lei vive di speranza. (…) La Chiesa che ci porta trasalisce di speranza: i suoi figli si stanno ancora dibattendo nel sangue di un parto doloroso, di un passaggio dal mondo al Padre. Tutte le viscere vibrano per questo dolore facendole sentire quanto vicino e suo è il bambino, anche se lei non può ancora vederlo. Eppure è già trasfigurata dalla gioia della felice nascita già avvenuta, primizia di ogni altra, la nascita del Primogenito partorito sulla collina. E questa gioia di pasqua viene comunicata a tutti il popolo dei figli in gestazione. (…) ed è così che lei fa corrispondere l’ideale della speranza al reale della pazienza, che fa coesistere il Figlio della gloria e i fratelli della Passione, la santità della nascita e la misericordia della gestazione. L’unione si compie nel grembo materno della Chiesa, in quel punto preciso in cui accoglie il dono dello Spirito per il perdono dei peccati, il Soffio dall’alto per la respirazione dal basso, il pane di Dio per spezzarlo tra i fratelli. Certo, lei non può ancora vederci, ma il suo travaglio in vista dell’ora consiste nel plasmare per la moltitudine gli stessi occhi del Figlio Unigenito. (…) Una comunità del memoriale. Ma allora, se è vero che la nonna – Chiesa continua a partorire, è oggi che ella è davvero bella, anche se piange! (…) Tutte le rughe della nonna parlano al nostro cuore. (…) La memoria dei figli attinge dal cuore della nonna a per potersi sviluppare e arricchire all’infinito. Nel cuore della Chiesa batte il memoriale. (…) Tutta la storia è santa se è lei a raccontarcela. Tutto è così vivo da sembrare di oggi: Fate questo in memoria di me! È Presenza reale del Figlio e dell’intera famiglia – lei la chiama «comunione dei santi», un gran mistero davanti al quale sta zitta pure lei (…) silenzio preludio; che avvicina tutti gli esseri. Una sola parola basta a unirli, perché nasca il miracolo, un unico verbo: fiat! In questo silenzio c’è posto per una moltitudine. (…) In fondo, il segreto della nonna è di essere un tempio aperto. E quindi invaso!
Il nostro è così?

