S. Romualdo (m)

Dalla Vita di S. Romualdo, di San PierDamiani

 

Le varie lotte che sostenne con il diavolo

Il diavolo assaliva Romualdo con i molti e vari pungoli delle tentazioni, specialmente all’inizio della conversione, e  affascinava il suo spirito con i molti allettamenti dei vizi: ora rievocandogli alla memoria quali e quante cose, per esempio, un uomo forte potrebbe ottenere nel mondo; ora cosa lasciava agli ingrati parenti da ereditare avidamente ancor prima della sua morte; ora dimostrava esser cose piccole e di nessun merito quelle che faceva; ora, incutendo orrore per tanta fatica, gli prospettava una vita lunga. Oh quante volte picchiando alla sua celletta, mentre stava quasi per addormentarsi, lo destò e lo tenne sveglio per tutta la notte come se già fosse imminente l’alba! Per ben quasi cinque anni continui il diavolo giacque di notte sui suoi piedi e sulle gambe, aggravandolo con un peso immaginario, affinché non potesse voltarsi facilmente da una parte o dall’altra.

Chi potrebbe narrare quante bestie frementi del vizio sopportò? Quanto spesso mise in fuga gli iniqui spiriti presenti con invettive durissime? Per cui anche quando uno dei fratelli, spinto da qualche necessità, entrava nella sua cella durante l’ora del silenzio, immediatamente il milite di Cristo, preparato, come al solito, alla battaglia, ritenendo che fosse il diavolo stesso, lo redarguiva a voce alta dicendo: “Dove vai ora, bestiaccia? Cosa ti spinge nell’eremo, rifiuto del cielo? Va’ indietro, cane immondo; sparisci, serpente velenoso!”. Con queste e simili parole, dunque, dimostrava d’essere sempre in guerra con gli spiriti maligni e di affrontare senza tregua i provocanti nemici, cinto delle armi della fede. Or dunque, il milite di Cristo reso più robusto dalla lotta costante, curava ogni giorno di migliorare, di crescere di forza in forza e, sempre più forte in se stesso, non poteva più temere alcuna insidia dello snervato nemico. Spesso infatti, stando in cella, gli apparivano gli spiriti maligni, terribili corvi e avvoltoi, fermi ad assistere, che, non osando avvicinarsi, si limitavano ad aspettare a distanza come se sorvegliassero il cadavere di un animale. Spesso si mostravano sotto l’aspetto di etiopi, spesso sotto quello di altri animali. Il nobile trionfatore di Cristo li insultava dicendo: “Ecco, sono pronto, venite, e se c’è qualche virtù in voi mostratela. Vi arrendete già forse del tutto? Siete forse già del tutto vinti e non avete arma alcuna per vincere il povero servo di Cristo?”. Con tali parole dunque, metteva immediatamente in fuga, confondendoli, gli iniqui spiriti, come lanciando altrettanti giavellotti. Il diavolo allora, vedendo che da solo non era in grado di prevalere contro il servo di Dio, passato ad accorte strategie, ovunque andasse il sant’uomo, aizzava contro di lui gli animi dei suoi discepoli, cosicché, se era stato impossibile frenare in lui l’impeto acceso del suo fervore, almeno lo tratteneva dal curarsi degli altri e, seppure lui non poteva minimamente esser vinto dal nemico, almeno non ostacolasse la vittoria sugli altri.

 

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