S. Anselmo (m)

Quando:
21 aprile 2018 h. 3:15 – 4:15
2018-04-21T03:15:00+02:00
2018-04-21T04:15:00+02:00
Dove:
Monastero Cistercense Valserena

S. Anselmo
Dalla Lettera 51 ai monaci Erluino, Gondulfo e Maurizio
(Lettere scritte quale priore del Bec)

 

Ai signori e fratelli carissimi Erluino, Gondulfo, Maurizio: il fratello Anselmo; salendo di virtù in virtù giungere a Cristo, cioè alla somma divina virtù (1 Cor 1,24).

Uno solo è il termine a cui con egual proposito aspirate, né si differenzia da ciò che io desidero congiuntamente per voi: proprio per questo, unendovi assieme, vi parlo con un’unica missiva. Il vostro amore ben ricorda quali mi son sempre augurato di vedervi in mia presenza: dunque sa pure abbastanza quali, in vostra assenza, desidero di continuo sentir dire che siete. Giacché, in base alla testimonianza della vostra coscienza, non dirò già che ho speso, ma sinceramente cercato di spendere, per ognuno di voi, affetto di fratello, e, di più, per uno di voi3, attenzione di padre; né alcuna distesa di terra e di mare interposta è valsa a interrompere la mia disposizione d’animo a vostro riguardo. Non vi mancano certo il fattivo consiglio e incoraggiamento del nostro reverendo signore e padre l’arcivescovo, e la continua meditazione di ciascuno di voi su qual tipo di professione comporti il suo abito, ancora, il frequente accendersi del santo fervore nel colloquio reciproco; tutte cose grazie a cui le vostre attività, già ben incominciate, danno ogni giorno miglior frutto. L’indefettibile amicizia esige però che, pur essendo voi lontani e non avendone bisogno, non abbiano a mancare, quali che siano, le nostre esortazioni.

Ebbene, carissimi, vi prego ed esorto a far sì che nulla vi sia capace di distogliere il vostro animo dal vigilare su di sé. Con cura sollecita esamini che cosa di giorno in giorno acquista progredendo, per non dover—Dio non voglia! —regredendo perdere qualcosa. In effetti, proprio come nelle virtù è più difficile, senza l’abitudine, a furia di sforzi conseguir qualche risultato, anziché liberarsi dal torpore, così è più gravoso recuperare ciò che si perde per negligenza che non raggiungere ciò di cui in maniera conclamata non si sia ancora entrati in possesso. Dunque, dilettissimi, tenete sempre pressoché in nessun conto il vostro passato; sì da non trascurare di mantenere i progressi acquisiti, e—ovviando alla personale debolezza colla ruvidezza—tentar sempre d’aggiungervi qualcosa. Giacché, del fatto che tra molti chiamati «pochi» sono «gli eletti» (Mt 20, 16;22,14), tutti siamo sicuri, in quanto lo dice la Verità; ma, circa il numero di quei pochi, tutti siamo malsicuri, in quanto ancora la Verità lo tace. Perciò, chiunque ancora non viva a somiglianza dei pochi, corregga la propria vita e si aggreghi a quei pochi, o con certezza tema la riprovazione; chi poi già si ritiene uno dei pochi, non abbia sì pronta confidenza nella propria elezione. In realtà, siccome nessuno di noi sa a quale esiguo numero si riducano gli eletti, certo nessuno può conoscere se sia di già tra i pochi eletti; neppure nel caso che, tra i molti chiamati, sia di già simile a quei pochi. Dunque, nessuno volga indietro lo sguardo (Lc 9, 62) per valutare il numero di coloro che son da lui preceduti sulla via della patria celeste; ma, invariabilmente intento a chi lo precede, osservi con cura se di già stia procedendo alla pari con coloro della cui elezione nessuno dubita.

State bene, fratelli amatissimi…

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