Memoria dei Defunti

Quando:
19 luglio 2018 h. 3:15 – 4:30
2018-07-19T03:15:00+02:00
2018-07-19T04:30:00+02:00
Dove:
Monastero Cistercense Valserena

Dai discorsi di S. Gregorio di Nissa

 

Dio essendo sapiente, non può non sapere ciò che giova

Giobbe quando fu spogliato contemporaneamente di tutto ciò che lo circondava, prima di sollevare l’anima al di sopra dei colpi già ricevuti, gli fu annunciato il colpo estremo. E come accolse la disgrazia capitata ai figli? Considera e rifletti su quell’atleta, non solo per ammirare il vincitore, ma per emulare il personaggio in circostanze simili e perché l’atleta sia per te un allenatore, ungendoti l’anima con l’olio del suo tipico esempio di resistenza. Mentre colui che lo informava dei mali gli narrava la disgrazia dei figli, egli ascoltò e subito faceva sagge riflessioni sulla natura dell’esistente. Parlava dell’origine degli esseri, del loro autore e di chi usa loro provvidenza. Disse:” Il Signore diede, il Signore tolse” (Gb 1, 21).

Da Dio viene l’origine degli uomini e a Lui conduce la loro dipartita: il luogo da cui l’uomo è stato introdotto è quello dove tende a risolversi. Quel Dio dunque che ha il potere di dare, è lo stesso che ha anche il potere di togliere. Essendo buono, non può non volere cose buone; essendo sapiente, non può non sapere ciò che giova. Tu vedi quanta sia l’altezza della nobiltà d’animo dell’atleta: trasformò il tempo della tribolazione in una disamina filosofica dei  viventi. Sapeva con precisione che la vera vita è riposta nella speranza e che la vita presente è come un seme di quella futura. Ma le realtà attese si trovano ad essere molto diverse dalle presenti: c’è la differenza che corre tra la spiga e il chicco da cui è spuntata.

La morte per gli uomini non è altro che un rimedio che purifica dalla malvagità. Come un vaso originariamente destinato a recepire dei beni, la nostra natura fu provvista di tutti i beni da parte di Dio e poi invece il bene non trovò ricettacolo, perché il nemico delle nostre anime, mediante l’inganno, ci aveva infuso il male. Per questo motivo, affinché la malvagità impiantatavi non perdurasse in noi eternamente, un disegno superiore ha predisposto che il vaso venisse per un certo tempo dissolto nella morte, per permettere alla malvagità di defluire e all’umanità di essere rimodellata e poi, non più mescolata alla malvagità, di essere reintegrata nella vita originaria. Questo vuol dire risurrezione: la ricostituzione della nostra natura nella sua originarietà. Dunque, se è impossibile che la natura sia ricostituita in meglio senza la risurrezione, ma la risurrezione non può darsi se la morte non la precede, la morte sarebbe un bene, poiché risulta per noi principio e via della trasformazione in meglio.

Pertanto, o fratelli, allontaniamo da noi l’afflizione per coloro che si sono addormentati, afflizione che albergano solo coloro che non hanno speranza. Ma la speranza c’è ed è Cristo, al quale sia gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

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