Beato Gerardo N.O.

Dai Sermoni sul cantico dei Cantici di S. Bernardo

 

Sapete, o figli, quanto profondo sia il mio dolore e quanto dolorosa la mia piaga. Sapete, infatti, quale sicuro compagno di viaggio mi ha lasciato solo sulla via che percorrevo. Quanto era vigilante verso di me, solerte nel lavoro, e quanto dolce il suo modo di vivere. Chi mi era come lui così strettamente necessario? A chi io ero ugualmente caro? Mi era fratello per sangue, ma più fratello ancora nella professione religiosa. Rimpiangete, vi prego, la mia sorte, voi che conoscete tutto ciò. Ero infermo di corpo, ed egli portava la mia infermità; ero pusillanime di cuore, e mi confortava; pigro e negligente, ed egli mi scuoteva; trascurato e smemorato, ed egli mi avvertiva. Perché mi sei stato tolto? Perché sei stato strappato delle mie mani; o uomo che con me formavi un’anima sola? Uomo secondo il mio cuore? Ci siamo amati durante la vita e come mai siamo separati nella morte? Amarissima separazione, che solo la morte è capace di effettuare! Quando mai, infatti, tu vivo, avresti abbandonato me vivo? Non erano sempre gli occhi di Gerardo che precorrevano i miei passi? Non è forse vero che il tuo cuore più che il mio, conosceva i miei bisogni, e tu con maggior facilità li prendevi su di te, portandone per me il peso? Non era forse la tua lingua, ad un tempo arrendevole e forte, che mi dispensava spessissimo dal parlare delle cose di questo mondo, e mi permetteva di starmene nell’amato silenzio? Il Signore gli aveva dato una lingua erudita perché sapesse quando doveva parlare. E così, con la prudenza delle sue risposte e con la grazia che gli era data dall’alto dava risposte sagge a tutti sia dentro che fuori del monastero, così che chi avesse per caso incontrato Gerardo non aveva più bisogno di cercare me. Egli andava incontro a chi mi cercava, impedendo che disturbassero la mia quiete. E chi non riusciva a soddisfare, lo conduceva da me, congedando gli altri. O uomo saggio! O amico fedele! Da una parte cercava di compiacere l’amico, e dall’altra badava a non venir meno al dovere della carità. Chi andò via da lui con le mani vuote? Se si trattava di un ricco, ne riportava un buon consiglio, se era un povero, un aiuto, non cercava mai il suo interesse, anzi si caricava di lavoro perché io ne fossi sgravato. Sperava infatti, poiché era umilissimo, di trarre maggior vantaggio dalla mia quiete che dal suo riposo.

Ma come mai mi sono così dilungato sull’attività esterna di Gerardo? Forse egli ignorava le cose interne ed era privo dei doni spirituali? Lo sanno bene le persone spirituali che lo conobbero quanto le sue parole sapessero di Spirito santo. Lo sanno i confratelli come la sua condotta e i suoi sentimenti non fossero secondo la carne, ma ferventi nello Spirito. Chi più rigido di lui nell’osservanza della disciplina? Chi più duro nel castigare il corpo, più elevato nella contemplazione, più sottile nella discussione? Quante volte, ragionando con lui, ho imparato quello che non conoscevo ed io che ero venuto per insegnare me ne tornavo maggiormente istruito! Non conosceva la letteratura, ma ebbe il senso e il gusto profondo delle lettere, perché aveva lo Spirito illuminante. Non solo nelle grandi cose, ma anche nelle minime egli era massimo. Dio voglia che non ti abbia perduto, ma che tu sia andato innanzi. Dio voglia che, anche se tardi, un giorno ti segua dovunque tu sia andato! Non vi è dubbio, infatti, che tu sei andato tra coloro che, verso la metà dell’ultima notte tu invitavi alla lode, quando, con il volto e la voce esultanti, hai intonato quel versetto di Davide tra lo stupore degli astanti: “Lodate il Signore dei cieli, lodatelo nell’alto dei cieli”. Fui chiamato per vedere questo miracolo: un uomo che, stando per morire, esultava e insultava la morte. Dov’è o morte la tua vittoria? Dov’è o morte il tuo pungiglione? Non più pungiglione, ma giubilo. Ormai l’uomo muore cantando e morendo canta.

 

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