2 settembre 2025
NS di Valserena
+
Is 25, 6.7.9; Rm 14, 7-12; Mt 11, 25-30.
+
L’inno di lode del Signore, che ci viene trasmesso oggi dal vangelo di Matteo, ci ricorda una cosa molto importante, per ognuno di noi. Possiamo essere grandi, sapienti, avere tante cariche e tante responsabilità, però, alla fine, ciò che conta veramente, per ognuno di noi, è questa parte spesso più nascosta, più segreta, più intima del nostro cuore. Ed è proprio questa piccolezza interiore che il Signore viene a risvegliare e a rivelarci, nei momenti più sorprendenti della nostra storia, quando accettiamo di lasciar perdere tutto ciò che sembrava serio e importante agli occhi del mondo.
Ritrovare questo luogo della purezza del cuore si fa di colpo. Richiede sempre un impegno continuo, una fedeltà profonda e soprattutto l’umiltà di ricominciare sempre, quando ci siamo lasciati prendere dalle apparenze di questo mondo. E significa anche rinunciare ai nostri sogni, ai nostri progetti, anche buoni, per seguire Cristo, il vero maestro dell’autentica umiltà. San Paolo, nella sua lettera ai Romani, lo riassume in una formula bellissima: “nessuno di noi, infatti, vive per se stesso, perché se viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore”.
Rimanere fedele a questa nostra piccolezza interiore, non è sempre molto facile. Però ci sono delle persone, come Sr. Maria Laura, che hanno ricevuto questo dono, un dono per il bene degli altri. In un certo modo, faceva anche lei parte dei sapienti e dei dotti. Dalla sua formazione scientifica aveva conservato questo rigore e questa esigenza. Era stata Priora e celleraria della comunità per tanti anni. Però, nello stesso tempo, era rimasta fedele a questa parte più nascosta del suo cuore, di cui ci parla il Signore.
Il suo dono di creare e coltivare a lunga scadenza amicizie profonde, di rimanere fedele attraverso le vicissitudini della vita, tutto questo era radicato nella sua esperienza della bontà e della misericordia di Dio. Sapeva molto bene che non c’era niente di scontato e di acquisito per sempre. Aveva questa onestà molto chiara di rimettersi in gioco ogni volta che si era accorta di aver sbagliato. Ma sempre col sorriso e una capacità di ridere di se stessa. Tanti sono rimasti colpiti dalla sua accoglienza e dalla sua fedeltà semplice e piena di tenerezza. Non ha mai dimenticato la comunità dell’Angola che ha aiutato per decenni, con amore e fedeltà.
Amore e fedeltà, due parole che definiscono molto bene il senso della vita monastica, alla quale Sr. Maria Laura era visceralmente attaccata, ma della quale era soprattutto molto grata. Perché è proprio lì, in questo laboratorio della vita interiore, in questa “officina” dell’arte spirituale, come dice San Benedetto nel capitolo quarto della sua regola, in questo luogo di Valserena, che lei ha trovato tutti gli “strumenti” necessari per vivere questa sua conversione. Essere nello stesso tempo, tutto insieme dotta e umile, capace di serietà e di bontà. Essere semplicemente discepola di Cristo Gesù. Fino alla fine, e per l’eternità!
Gesù. Fino alla fine, e per l’eternità! Gesù. Fino alla fine, e per l’eternità!

