Corso Formatori, Subiaco 9-13 aprile 2018

Dopo lo scorso anno in cui ci siamo interrogati specificamente sul tema della castità nell’ambito della cultura postmoderna, l’argomento di quest’anno abbracciava in generale il rapporto tra il mondo dei giovani che accostano le nostre comunità e la Regola di san Benedetto. È questa davvero una proposta per chi “vuole la vita e desidera giorni felici” (RB Prol)?

L’argomento è stato accostato da un triplice fronte: le conferenze di dom Guglielmo, i contributi dei partecipanti, il dialogo successivo alle conferenze che vuol tenere insieme la dottrina, l’esperienza, e i problemi e le domande che emergono.

Ogni conferenza era seguita da dialoghi che mettevano in connessione le cose ascoltate con l’esperienza vissuta da ogni formatore, in un clima di reale fraternità, condivisione e apertura reciproca.

Questo incontro è stato poi caratterizzato da due eventi non in programma: una gradita visita dell’abate di Subiaco, Dom Mauro Meacci che ha condiviso con noi, entrando familiarmente nel nostro dialogare, la sua visione sulle problematiche della realtà monastica a contatto con il mondo giovanile oggi.

L’altro evento fuori programma è stato la visita alla Biblioteca del monastero di Santa Scolastica, Biblioteca Nazionale che raccoglie tesori incredibili. Manoscritti antichi perfettamente conservati, ogni pagina dei quali equivale a un’opera d’arte, le prime opere di stampa e poi le edizioni successive più recenti. L’insieme ci ha dato l’idea della visibilità della memoria così com’era concepita nel mondo antico. Il mondo dell’informatica ha guadagnato in tecnica e in velocità di comunicazione, ma ha perso in spessore e profondità di memoria…

Il Sacro Speco 

Siamo stati alloggiati nel complesso della foresteria esterna del monastero di Santa Scolastica, e avevamo la possibilità di partecipare alla preghiera dei monaci in coro, e alla Messa mattutina con la comunità; abbiamo terminato la settimana con un piccolo pellegrinaggio salendo fino al Sacro Speco.. La visita agli eremi ancora più in alto rimane una possibilità per un imprecisato futuro.

Chiesa incastonata nella roccia dalla quale sembra emergere senza soluzione di continuità il Sacro Speco dall’alto guarda a picco nella valle santa sul cui fondo scorrono e acque dell’Aniene, in un paesaggio naturale di pacata solennità, un paesaggio che parla di pace e fecondità. L’incavo della roccia nella quale Benedetto visse per tre anni da eremita, preceduta da un’impressionante raffigurazione del tentatore, abitante abituale dei luoghi solitari insieme agli angeli e ai santi, è il cuore di questo complesso nel quale chi entra passa di meraviglia in meraviglia, attraversando le cappelle affrescate da artisti di diverse epoche, della scuola senese, umbra e marchigiana, passando dalla chiesa inferiore a quella superiore collegate dalla Scala Santa. Un insieme raccolto e ricchissimo, non c’è centimetro quadro che non sia dipinto; chi entra da pellegrino inizia il percorso dalla cappella dell’Incarnazione dov’è raffigurata la Natività, a sua volta preceduta dal Cristo Giudice accompagnato dai quattro evangelisti. Da lì si sale e scende anche attraverso pareti di nuda roccia e locali in cui Bernardo direbbe è raffigurata “la semplice storia della nostra redenzione” (Sermone 1 per l’Annunciazione), dalle storie della passione, con la salita al Calvario, e in alto la crocifissione che tutto domina, fino alla glorificazione della tomba vuota e la discesa dello Spirito santo, Cristo e Maria in gloria in un nimbo di angeli, e su questa storia come in una continuità senza cesure si innesta la vicenda di Benedetto, di Scolastica, degli cenobi da lui nati, del monachesimo occidentale che da lì ha innervato l’Europa e il mondo.

È l’itinerario dell’anno liturgico scavato nella roccia ed è anche la rappresentazione, nel senso pieno del rendersi presente (re-praesentare) di tutto il mistero della chiesa che si raccoglie tra quelle pareti solide e umili, attorno a Cristo ora Giudice e ora Agnello sacrificato, con i quattro Evangelisti, i quattro dottori della chiesa, gli angeli e i santi, i papi e martiri, vergini, monaci. Entro questo mistero che si rende presente con la vivezza dell’Incarnazione Benedetto continua a scrivere la storia sacra iniziata da Matteo Marco Luca e Giovanni… Nelle storie di Benedetto i monaci cistercensi, ci indicava il nostro amico don Marco sorridendo, fanno la parte dei cattivi…ricordo della lotta aspra tra Cluny e Citeaux…ormai inutile nella nostra chiesa che ha un disperato bisogno di Benedetto e di Bernardo insieme.

Chi entra e chi esce da questo luogo si trova abitato dal silenzio, accompagnato dai volti della storia santa, innestato nella pareti della roccia come in un tessuto di comunione che abbraccia tempo e spazio.

Il rumoreggiare delle acque dell’Aniene sul fondo di questa Valle Santa è, più che un mormorio, uno scroscio che richiama i torrenti di grazia e di Misericordia e sta lì a ricordare che il fondamento di quest’itinerario che procede di stupore in stupore sta nella valle della conoscenza di sé dove l’acqua della grazia si raccoglie nel cuore degli umili.

Di seguito offriamo anche un importante documento dell’Abate di Subiaco, Dom Mauro Meacci*, che oltre ad ospitare il nostro Incontro, ha partecipato con contributi di rilievo:

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* Dom Mauro Meacci, Nasce a Pisa, capoluogo di provincia e sede arcivescovile, il 4 novembre 1955.Entra nell’Ordine di San Benedetto, è ordinato presbitero l’11 luglio 1988 per lo stesso ordine. Il 10 febbraio 1996 è eletto abate ordinario di Subiaco.

Alcune foto dell'incontro