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Dal IV secolo al Mille
     


 


Dal IV secolo fino al Mille

S. Antonio Abate

Qualsiasi ne siano state le motivazioni storiche il movimento monastico è un fatto ricco e diversificato.
Fin dai primi secoli uomini e donne, attratti da una sequela radicale di Cristo,  scelgono la solitudine di luoghi deserti, il discepolato da anziani padri e madri spirituali, la povertà e il lavoro manuale, la lettura continua della Parola di Dio e la tensione perseverante alla preghiera continua.
Sia che sia nato in conseguenza alla pace costantiniana come sostituzione incruenta delle persecuzioni, sia che sia stato provocato dalle persecuzioni stesse che spingevano alcuni cristiani a rifugiarsi nel deserto, il motto "fuge, tace, quiesce" è divenuto il simbolo di una vita pienamente consacrata al Signore e alla Sua Parola.
Così è stato a partire dai primi eremiti che si raccoglievano nel deserto Egiziano, dei quali Antonio è l’emblema. S.Atanasio descrive nella vita di Antonio l’esempio dell’uomo di fede conformato al Cristo vero uomo e vero Dio. Diffondendo la fede di Nicea diffuse anche in Occidente l’ideale monastico vissuto da Antonio e dagli eremiti del deserto Egiziano.
"il Vescovo (Atanasio) ebbe modo di sostenere e diffondere in Occidente, prima a Treviri e poi a Roma, la fede nicena e anche gli ideali del monachesimo, abbracciati


in Egitto dal grande eremita Antonio con una scelta di vita alla quale Atanasio fu sempre vicino. Sant’Antonio, con la sua forza spirituale, era la persona più importante nel sostenere la fede di sant’Atanasio" (Ben XVI 20-06-07). Dalla esperienza solitaria nel deserto si passa ai cenobi in seguito costituiti da Pacomio, fino a quella completa organizzazione stabilita da san Basilio il quale "Con saggio equilibrio seppe unire insieme il servizio alle anime e la dedizione alla preghiera e alla meditazione nella solitudine. Avvalendosi della sua personale esperienza, favorì la fondazione di molte 'fraternità' o comunità di cristiani consacrati a Dio, che visitava frequentemente" (cfr Gregorio Nazianzeno, Oratio 43,29 in laudem Basilii: PG 36,536b).
Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, parlando del monachesimo, ha scritto: "Si ritiene da molti che quella struttura capitale della vita della Chiesa che è il monachesimo sia stata posta, per tutti i secoli, principalmente da san Basilio; o che, almeno, non sia stata definita nella sua natura più propria senza il suo decisivo contributo" (Lettera Apostolica Patres Ecclesiae 2) (Papa Benedetto XVI, Udienza 04-06-07).
In Egitto, in Siria, in Asia Minore e a Costantinopoli, in Italia e a Roma, si moltiplicano le esperienze di vita monastica ed è notevole anche il fatto che quasi tutti i grandi Padri della Chiesa dei primi secoli, nell’epoca della fioritura della patristica, scrivono Regole monastiche, o danno inizio e vigore a comunità monastiche maschili e femminili , nate attorno alla loro Chiesa; così Agostino, ordinato vescovo quando desiderava persuadere altri alla vita monastica per la quale scrisse una regola a cui la Regola di San Benedetto è per molta ispirazione debitrice;  così Ambrogio, che trasferisce in occidente il metodo della lectio orante della Parola divina sulla cui base imposta tute le sue omelie (Catechesi del 24-10-07); Crisostomo, che pone le basi della sua azione pastorale in anni di solitudine eremitica a contatto con la Parola (19-09-07) ; 
per non parlare di Girolamo il quale "visse da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo (cfr Ep. 14,10), dedicandosi seriamente agli studi. Perfezionò la sua conoscenza del greco, iniziò lo studio dell'ebraico (cfr Ep. 125,12), trascrisse codici e opere patristiche (cfr Ep. 5,2). La meditazione, la solitudine, il contatto con la Parola di Dio fecero maturare la sua sensibilità cristiana" (07-11-07) e avendo fondato monasteri maschili e femminili vicino a Betlemme, là consumò la sua vita spegnendosi poi vicino alla grotta della Natività.
Così, accanto ai monaci e monache che vissero semplicemente nel deserto o radunati in comunità urbane, i grandi pastori della Chiesa d’Oriente e di Occidente in un modo o nell’altro tutti attinsero alla linfa della vita monastica e ne accrebbero la fecondità con Regole, fondazioni di comunità, esperienze personali. Nel VI secolo, mentre  i resti dell’Impero Romano d’Occidente si disgregavano sotto la pressione delle ondate barbariche e una civiltà si consumava sotto lo sguardo desolato di uomini come Agostino e Gregorio Magno (540-604 papa nel 590), la Provvidenza fece nascere nella cittadina di Norcia colui che avrebbe raccolto nella sua Regola (530-560) la sapienza di molte regole antiche e ne avrebbe fatto la base delle reti di monasteri benedettini che costituirono la prima ossatura dell’attuale Europa: Benedetto da Norcia (480-550).
Anche qui assistiamo al connubio tra il carisma di un monaco e abate, san Benedetto, e l’intuizione geniale di un Papa, anch’egli abitato dal desiderio struggente della vita contemplativa in mezzo alle pressanti cure pastorali di un pontefice,  che della sua Regola seppe riconoscere il valore e la diffuse in Italia e altrove.


Nel sec. VIII dopo la distruzione operata dai Longobardi  e la successiva ripresa, Montecassino diventa il centro cui guarda tutta l’Europa e cui si accorre per apprendere la genuina osservanza monastica. Accanto a questo altri grandi cenobi benedettini prendono vita: Farfa, San Vincenzo al Volturno, la Novalesa, i grandi monasteri di Brescia, Piacenza, Milano, in Italia; il movimento monastico si diffonde dall’oriente un po’ ovunque: oltre l’Italia, la Francia, la penisola Iberica, la Germania, la Scandinavia appena evangelizzata,  l’Inghilterra.

 

Gregorio Magno, San Giovanni Battista Benedetto e Girolamo con la Vergine e il Bambino (A.Mantegna)





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