Nella notte dal 26 al 27 marzo 1996 sette monaci del monastero di N. D. de l'Atlas, a Tibhirine, in Algeria, venivano sequestrati dai terroristi appartenenti ad una cellula del Gruppo islamico armato.
Dopo parecchi negoziati falliti fra rapitori e governi algerino e francese, i sette fratelli venivano assassinati, probabilmente il 21 maggio 1996. Le teste, troncate dai corpi, ritrovate il 30 maggio, erano seppellite il 4 giugno nel cimitero del monastero, dopo la solenne celebrazione dei funerali nella cattedrale di Algeri. Le circostanze precise dei due mesi di detenzione e della loro morte restano ancora avvolte nel mistero.
La loro scelta di restare in Algeria nonostante il crescente clima di terrore e l'assassinio di numerosi preti e religiosi era maturata comunitariamente, dopo una visita intimidatoria da parte dei ' fratelli della montagna ' la notte di Natale del 1993. Questa libera decisione esprimeva la loro volontà di restare insieme nel luogo della loro stabilità, condividendo con i vicini i pericoli della violenza che colpiva soprattutto i più indifesi, solidali con la sparuta minoranza ecclesiale, donati a Dio e all'Algeria, offerti come Cristo per la salvezza del popolo.
La loro consapevolezza di andare incontro alla morte acconsentendo senza riserve e la consegna della loro vita perdonando agli aggressori ci sono testimoniate dal mirabile testamento del priore (tre brevi pagine tra le più profonde della spiritualità contemporanea), dal diario del maestro dei novizi e dalle lettere degli altri fratelli ai familiari.
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Padre Christian de Chergé (1937-1996), priore titolare del monastero, vero padre e animatore di un cammino spirituale sofferto che ha condotto la comunità ad accettare lucidamente la possibilità del martirio. Aveva cinquantanove anni.
Il testamento spirituale |
Il fratello Luc Dochier (1914-1996), di ottantadue anni, medico, divenuto leggendario nella zona per il suo servizio ai malati e che scriveva: "Non c'è vero amore di Dio senza acconsentire senza riserve alla morte" e che non rimpiangeva assolutamente nulla della sua lunga vita donata all'Algeria.  |
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Padre Christophe Lebreton (1950-1996), il più giovane, appartenente alla generazione della rivolta studentesca del '68, che crebbe in breve tempo nella fede fino all'offerta della vita, secondo la testimonianza profonda e poetica del suo diario. |

Fra' Michel Fleury (1944-1996), ex-membro del Prado, uomo semplice, silenzioso e lavoratore instancabile.
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Padre Bruno Lemarchand (1930-1996), superiore della casa annessa di Fes, nel Marocco, ponderato e profondamente umile. Aveva sessantasei anni.
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Padre Celestin Ringeard (1933-1996), di sessantadue anni, ricco di sensibilità e molto dotato per la relazione interpersonale.
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Fra' Paul Favre-Miville (1939-1996), abilissimo nei lavori manuali.
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Questi sette fratelli, molto diversi fra loro, provenivano da tre monasteri differenti: li accomunavano l'amore per il popolo algerino, il rispetto per l'Islam, il desiderio della povertà. Questa loro seconda vocazione, innestata nella grande vocazione cristiana e cistercense, li ha condotti insieme a testimoniare il mistero pasquale di Cristo nell'offerta della loro vita.
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