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Il soprannaturale, la grande promessa, non mette da parte la natura, al contrario. Chiama l'impegno di tutte le nostre forze per la completa apertura del nostro essere, per lo sviluppo di tutte le sue possibilità. In altre parole: la grande promessa della fede non distrugge il nostro agire e non lo rende superfluo, ma gli conferisce finalmente la sua giusta forma, il suo luogo e la sua libertà. Un esempio significativo per questo viene offerto dalla storia monastica.
Essa comincia con la fuga saeculi, la fuga da un mondo che si chiudeva in sé nel deserto, nel non mondo. Là domina la speranza che proprio nel non mondo, nella povertà radicale, troverà il tutto di Dio, la vera libertà. Ma precisamente questa libertà della nuova vita ha fatto iniziare nel deserto la nuova città, una nuova possibilità di vita umana, una civiltà della fraternità, da cui si formarono isole della vita e della sopravvivenza nel grande tramonto dell'antica civiltà.
« Cercate prima il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù», dice il Signore (Mt 6,33). La storia conferma la sua parola: aggiunge alla speranza teologica un ottimismo tutto umano.

JOSEPH RATZINGER, Guardare Cristo, Jaca Book, Mi, 1989, p. 54.



   

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