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| XI-XII sec. la fondazione di Citeaux |

Citeaux
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Nel contesto della grande riforma gregoriana che lotta all’esterno per la libertà della chiesa, e all’interno per il rinnovamento, compaiono nuove famiglie religiose, dando vita ai veri Ordines monastici: Cluniacensi, Certosini, Cistercensi, organismi unitari nelle osservanze, fino al dettaglio, con governo accentrato, che superano ormai l’ambito nazionale e si diffondono in tutta Europa. Cessate le migrazioni, ogni popolo si è stabilito nella sua sede e la stabilità locale diventa anche pegno di nuova fecondità e continuità storica. L’Europa dell’XI secolo in un primo tempo proprio attraverso il monachesimo cluniacense si ricostituisce in una unità ideale e di culto. Nel fervore di nuove fondazioni che significano il respiro di autenticità e di ritorno alle fonti, si distingue la fondazione del Nuovo Monastero di Citeaux, la cui espansione prende l’avvio dal ducato di Borgogna.
La riforma Cistercense nasce per iniziativa dei primi tre fondatori, S. Roberto, S. Alberico e S. Stefano Harding, fiorisce per l’impulso dato da san Bernardo, come un approfondimento, o autoriforma del secolare albero benedettino e raccoglie un insieme di aspetti che danno vita a una risposta geniale¹ ai bisogni autentici di quel momento storico: una riscoperta autentica e seria della Regola di San Benedetto, all’interno di un desiderio di autenticità e di un amore alla verità sia nel campo della ricerca biblica che nel rapporto con la tradizione; la scelta di una povertà reale a tutti i livelli, delle costruzioni, del vitto, dell’abito, dello stile di vita, del lavoro manuale per tutti, povertà austerità e semplicità anche nella liturgia; l’unanimità in una comunità di fratelli che hanno tutti gli stessi doveri, obblighi e diritti; una genialità pratica dell’arte di edificare la vita, così che il monastero diventa il cuore di una rete di opere che servono al bisogno dell’uomo. Tutto questo produce un patrimonio spirituale e letterario paragonabile forse alla fioritura d’oro della patristica del IV secolo cristiano, con scritti di spiritualità e dogmatica, liturgia, ascetica e mistica, di commento alla Parola e ai misteri dell’anno liturgico, scritti d’occasione, apologetici della nuova riforma , letteratura omiletica, letteratura biografica e agiografica, scritti apologetici in difesa di punti di fede , trattati originati da una vita di lavoro e di fraternità impastata di liturgia e preghiera personale e comunitaria.

Roberto Alberico Stefano con la Vergine
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Tutto questo indica il sorgere di una nuova coscienza sia ecclesiologica sia antropologica², collocando l’uomo all’interno del monastero inteso come scuola di carità, che diventa anche scuola di pensiero, scuola di una ratio che e nella Regola e nella Parola di Dio trova la sua misura esistenziale , il suo termine di paragone, e scuola di una affezione nuova tra fratelli.
Le scuole del servizio divino diventano scuole di carità verso Dio e verso gli altri.
L’anima di questa scuola è l’amore di Cristo fino all’imitazione e alla conformazione a Lui.
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AAVV Bernardo di Clairvaux, Stercal, Bernardo di Clairvaux e la genialità dell’esperienza cistercense, 1-17, Jaca, ottobre 2007, Mi - Id., La "genialità" delle origini cisterciensi, in L'intelletto cristiano. Studi in onore di mons. Giuseppe Colombo per l'LXXX compleanno, Glossa, Milano 2004, pp. 47-58. (torna al testo) |
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Gregorio Penco, Citeaux e il monachesimo del suo tempo, 41-58, Jaca Book, Storia della chiesa, Complementi, Mi, 1994. (torna al testo)
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