Alcuni disegni e dipinti del beato Rafael

 

 

 



 

 


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San Rafael Arnáiz Barón

Foto e testi scelti

 



Rafael a 18 anni

15 marzo 1931: A sua zia María, duchessa di Maqueda – da Oviedo
Carissima zia María,

Non ho da raccontarti niente che ti possa interessare, perché la mia vita trascor­re con la massima tranquillità di spirito e di corpo, cercando sempre di diventare migliore e di migliorare per quello che posso anche quelli che mi stanno intorno. Forse io mi sbaglio, perché saranno certamente migliori di me, dato che a volte sono molto vanitoso e orgoglioso
e agli occhi di Dio può essere che sia un fariseo, invece di essere un pubblicano... Siamo così deboli! Ma no: questi momenti di debolezza e di scoraggiamento li sto allontanando completamente con l'aiuto di Dio e sono ogni giorno più contento della vita, che mi offre mille motivi e occasioni per lodare il S ignore.
Soprattutto, sono molto felice, perché conosco e vedo ogni giorno più chiaramente e. nella mia preoccupazione di insegnare e di condurre verso questa luce quelli che mi stanno intorno, a volte... esagero. È una cosa triste, perché che cosa diresti tu se, andando a spasso, ti trovassi in una vallata immensa con splendidi panorami, terre fertili, sole, fiori, piante di ogni genere.... insomma, in un paese che una mente uma­na non può quasi immaginare? Se tu avessi visto soltanto un angolino, se tu ti fossi reso conto del tesoro meraviglioso che avevi trovato, che cosa faresti? La cosa più logica è che tu lo dica a tutti, ai tuoi amici, alla tua famiglia, insomma a tutti quelli che ti vogliono ascoltare, nel desiderio di condurli a questo paradiso, di spiegare ciò che hai visto e di cercare di convincerli perché ci vadano... Credo che qualsiasi persona che non fosse del tutto egoista farebbe questo. Ebbene, se dopo aver spiegato tutto questo, ti dicessero: "Tutto ciò che dici va bene, ma per andare a questo luogo ,c'è da arrampicarsi e salire, c'è da fare uno sforzo e, a dire il vero, non credo che sia così bello, sono bizzarrie tue... e poi, non tutti ci possono arrivare"...
È una cosa molto triste quando ti sforzi di insegnare la via che, secondo il mio modo di vedere, è la più semplice e facile, perché l'unica cosa da fare è – anche se ti meravigli delle cose che vedi ai lati della strada – non fermarsi e continuare, pensando che alla fine della via si trova quello che cerchi e che ti sta aspettando con le braccia aperte.
Con la poca esperienza che ho, spero di camminare su questa via e condurre in essa molta gente. Se nostro Signore si servi di dodici pescatori per convertire il mon­do intero, aiuterà anche me nel mio desiderio buono, perché a volte Dio si serve delle cose più insignificanti per toccare il cuore degli uomini.
...

Sulla terrazza del Capitol di Madrid
16 dicembre 1932: Senza destinatario - Oviedo
Carissima sorella,
ti do quest'immagine della Vergine Maria. Non importa se la perdi, la rovini o non ti ricordi più di lei. In fondo si tratta solo di un'immagine... Quello che chiedo a Dio è che non ti dimentichi della Vergine nostra Madre e che tu l'ami e la veneri come merita colei che è benedetta fra tutte le donne. È più importante avere la Madre nel cuore che cento suoi ritratti in un libro di preghiere. Tuo fratello

 

Riflessione scritta pochi giorni prima della morte

12 aprile 1938 (Martedì santo)
Solo in Dio trovo quello che cerco e lo trovo con un'abbondanza tale che non m'importa di non trovare negli uomini quello che fu un tempo una mia illusione, illusione  che se n'è ormai andata..

Ho cercato negli uomini la "verità" e non l'ho trovata. Ho cercato la "carità" e ne ho visto solo qualche piccola scintilla, che non ha potuto colmare il mio cuore asse­tato di essa. Ho cercato la pace e ho visto che non c'è pace sulla terra.

L'illusione se n'è andata, si è dileguata dolcemente, senza che me ne accorgessi. Il Signore, che è colui che mi ha "sedotto" per condurmi fino a Lui, me l'ha fatto capire. E ora, come sono felice! Che cosa cerchi tu negli uomini? – mi dice Dio. Che cosa cerchi sulla terra, dove sei uno straniero di passaggio? Quale pace desideri? Com'è buono il Signore, che mi allontana dalla vanità e dalla creatura! Adesso vedo con chiarezza che la pace vera si trova in Dio, che la carità vera si trova in Gesù, che Cristo è l'unica Verità.
Oggi, durante la Santa Comunione, quando avevo Gesù nel mio petto, la mia ani­ma nuotava nell'enorme e immensa gioia di possedere la Verità. Mi vedevo padrone di Dio e Dio padrone di me. Non bramavo altro che amare profondamente questo Signore che, nella sua sconfinata bontà, consolava il mio cuore assetato di qualcosa di cui non sapevo che cos'era e che cercavo invano nella creatura. Ed ecco che il Signore mi fa comprendere, senza rumore di parole, che quello che la mia anima desidera è Lui. Che la Verità, la Vita e l'Amore è Lui. E se io possiedo Lui, che cosa cerco, che cosa chiedo, che cosa voglio?
Niente, Signore..., il mondo è troppo piccolo per contenere ciò che mi doni. Chi potrà spiegare che cosa sia il possedere la Suprema Verità? Chi avrà parole sufficien­ti per esprimere ciò che è questa realtà: non desidero nulla, poiché ho Dio?
La mia anima quasi piange di gioia. Chi sono io, Signore? Dove metterò il mio tesoro, affinché non si insudici? Come posso vivere tranquillo, senza temere che mi venga rubato? Che cosa farà la mia anima per ringraziarti?
Povero Fra Rafael, che dovrai rispondere davanti a Dio per un beneficio così gran­de come quello che Egli ti fa qui! Tu hai un cuore di pietra, se non piangi tanta ingra­titudine e tanto misconoscimento nei confronti della grazia divina.
Vivo, Signore, immerso nelle mie miserie e, contemporaneamente, non sogno e non vivo che per Te. Come si può capire ciò? Vivo assetato di Te. Piango il mio esilio, sogno il cielo; la mia anima sospira per Gesù, in cui vede il suo tesoro, la sua vita, il suo solo amore; non aspetto nulla dagli uomini. Ti amo follemente, Gesù mio, e tuttavia mangio, rido, dormo, parlo e studio e vivo in mezzo agli uomini senza fare delle pazzie, e ho persino vergogna nel costatane che... cerco il mio benessere. Come spiegare ciò, Signore?
Come può accadere che Tu metta la tua grazia in me? Se in qualche modo corri­spondessi, forse me lo spiegherei... Gesù mio, perdonami: io dovrei essere santo e non lo sono. Ed ero proprio io colui che, prima, si scandalizzava di qualche miseria degli uomini: io... Quale assurdità!
Dal momento che mi hai dato la luce per vedere e per comprendere, donami, Signore, un cuore tanto grande, tanto grande per amare questi uomini che sono figli tuoi, miei fratelli, nei quali il mio enorme orgoglio vedeva delle colpe, mentre poi non le vedevo in me stesso.
Se Tu avessi dato all'ultimo di essi quello che hai dato a me! Ma Tu fai tutto bene. La mia anima piange le sue cattive abitudini di un tempo. Essa non cerca più la perfe­zione nell'uomo, non piange più perché non trova dove riposare: essa ha già tutto.
Sei Tu, mio Dio, che riempi la mia anima; sei Tu la mia gioia; sei Tu la mia pace e la mia serenità. Sei Tu, Signore, il mio rifugio, la mia fortezza, la mia vita, la mia luce, la mia consolazione, la mia unica Verità e il mio unico Amore. Sono felice, ho tutto!
Una grande dolcezza m'inonda il cuore, quando penso a questi favori immensi che mi fa Gesù. Come la mia anima s'inonda di vera carità verso l'uomo, verso il
fratello debole, malato, come capisce e con quale dolcezza scusa la debolezza che, prima, allorché la vedeva nel prossimo, la faceva soffrire! Ah, se il mondo sapesse che cosa significa amare un poco Dio, amerebbe pure il prossimo!
Amando Gesù, amando Cristo, si ama per forza anche ciò che Egli ama. Forse che Gesù non è morto d'amore per gli uomini? Ebbene, trasformando il nostro cuore in quello di Cristo, proviamo e sentiamo anche i suoi effetti e il più grande di tutti è l'amore, l'amore per la volontà del Padre, l'amore per tutti, per chi soffre, per chi patisce... È il padre, è il fratello lontano, sia egli inglese, giapponese o trappista. L'amore per Maria... Insomma chi potrà comprendere il Cuore di Cristo? Nessuno, ma vi sono persone che hanno in sé delle scintille di questo Cuore, nascoste, silen­ziose, senza che nessuno se ne accorga.
Gesù mio, come sei buono! Tu fai tutto meravigliosamente bene. Tu mi insegni il cammino; Tu mi insegni quale sia la meta.
Il cammino è la dolce Croce, è il sacrificio, la rinunzia, a volte la battaglia san­guinosa che si conclude con lacrime al Calvario o nell'orto degli ulivi. Il cammino, Signore, è essere l'ultimo, il malato, il povero oblato trappista, che talora soffre accanto alla tua Croce.
Ma questo non importa; al contrario, non si gioisce per la dolcezza del dolore se non soffrendo umilmente per Te.
Le lacrime accanto alla tua Croce sono un balsamo in questa vita di rinunzia con­tinua e di sacrificio; i sacrifici e le rinunzie sono piacevoli e facili, quando l'anima è sospinta dalla carità, dalla fede e dalla speranza.
Ecco come Tu trasformi le spine e le rose. Ma la meta? La meta sei Tu, nient'altro che Tu. La meta è l'eterno possesso di Te, lassù nel cielo, con Gesù, con Maria, con tutti gli angeli e i santi. Questo però avverrà lassù nel cielo. E per dare coraggio ai miseri, ai deboli e ai pusillanimi come me, Tu talvolta ti riveli al cuore e gli dici: "Che cosa cerchi? Che cosa vuoi? Chi chiami? Ecco, guarda quello che sono: sono la Verità e la Vita".
Allora Tu riversi nell'anima delle delizie che il mondo ignora e non comprende. Allora, Signore, Tu colmi l'anima dei tuoi servi di dolcezze ineffabili, che si assapo­rano in silenzio, che l'uomo osa appena spiegare...
Gesù mio, quanto ti amo, nonostante quello che sono! E quanto peggiore e misera­bile sono, più ti amo e ti amerò sempre e mi aggrapperò a Te e non ti lascerò andare e... non so quello che stavo per dire.
Vergine Maria, aiutami!


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